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Something needs to change”. Non è consuetudine leggere un rimprovero di Elon Musk alla Cina, anche se appare piuttosto come una carezza rispetto a quelli che rivolge spesso ai leader europei. Cosa debba cambiare il tycoon lo esplicita in modo molto chiaro nel suo post su X. “Sono da tempo contrario al bando su TikTok, perché va contro la libertà di parola”, ha scritto. “Detto questo l’attuale situazione, in cui a TikTok è consentito operare in America mentre a X non è permesso farlo in Cina, è sbilanciata”. Pertanto, “qualcosa deve cambiare”. Una mancanza di reciprocità, dunque, che per l’uomo più ricco al mondo non può essere tollerata.

Musk parla spesso della Cina, ma quasi mai in termini negativi. A impedirglielo sono i suoi affari nella terra del Dragone, a partire da Tesla che nel terzo trimestre ha ricavato circa un quarto delle sue vendite, rendendo lo stabilimento di Shanghai un hub delle esportazioni. Gli interessi sono d’altronde un ottimo elemento per evitare di inimicarsi il governo di Pechino, laddove vuole continuare a investire, ma negli ultimi mesi Musk ricopre un altro ruolo oltre a quello di imprenditore di successo. Diventando il braccio destro di Donald Trump, molto di quello che afferma potrebbe riflettere la visione del quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti.

Ancor prima di entrare (di nuovo) nello Studio Ovale, Trump ha già promesso di rinviare la decisione sul social network cinese, il cui bando sul territorio americano è stato prorogato per volontà del nuovo presidente. Trump vuole invece trovare un accordo che vada bene a Washington senza scontentare del tutto Pechino. “Il presidente lavorerà con noi a una soluzione per ripristinarla appena si sarà insediato”, si legge sulla piattaforma. C’è da credere che a fare da ponte sarà proprio Musk, che con la Cina ha un rapporto di lungo tempo. E dunque c’è da pensare che potrebbe chiedere a Pechino di trattare X allo stesso modo in cui vorrebbe che venisse trattato TikTok. Interrogato sulla questione, il portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha spiegato che il suo paese accoglie qualsiasi azienda rispetti le regole.

Tuttavia, Musk potrebbe anche fungere da mediatore per cercare di rendere meno dure le tariffe che Trump ha promesso di mettere sull’economia cinese. Lo ha in parte confermato lui stesso, assicurando di voler svolgere “un ruolo positivo nella promozione degli scambi economici e commerciali tra Stati Uniti e Cina”. Lo ha detto incontrando Han Zheng, vicepresidente cinese, presente alla cerimonia di insediamento di Trump. Il numero due del governo pechinese ha sottolineato “gli ampi interessi comuni e il potenziale di cooperazione” tra le due superpotenze, affinché si instauri uno “sviluppo stabile dei legami bilaterali che avvantaggi” entrambe.

A cominciare dall’imprenditoria statunitense, che secondo Han “è sempre stata una pietra angolare nel sostegno delle relazioni Cina-Usa e ha svolto il ruolo di partecipante, testimone, contributore e beneficiario della cooperazione economica e commerciale bilaterale, nonché della riforma e dell’apertura della Cina”. Non a caso, il vicepresidente ha avuto modo di confrontarsi con l’US China Business Council e con la Camera di commercio americana. La speranza è che gli investimenti azzerino le incomprensioni. Ma con un semplice tweet Musk ha lasciato intendere a Pechino che tutto ha un prezzo ed è lo stesso da Occidente a Oriente.

Situazione sbilanciata. Ecco come Musk interviene sul trattamento di X in Cina

La nuova amministrazione americana è pronta a rivedere il bando su TikTok, ma il tycoon vorrebbe che Pechino lasciasse operare liberamente la sua piattaforma. Un raro monito che sembra essere piuttosto la precondizione per svolgere il ruolo di mediatore tra le due superpotenze

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