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Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, è intervenuto sugli attentati Isis venerdì scorso a Parigi con una lunga intervista al giornale cattolico francese La Croix. Il porporato, fine diplomatico, va oltre la strage perpetrata nella capitale francese, guardando al dopo, alle conseguenze che quelle azioni – quella “bestemmia”, come ha detto il Papa all’Angelus domenica riferendosi alla giustificazione degli attentati in nome di Dio – avranno sugli equilibri mondiali. Parolin ritiene necessaria una “mobilitazione generale, della Francia, dell’Europa e del mondo intero” finalizzata a sradicare il terrorismo ovunque esso si trovi. Si tratta sì di operare a livello di sicurezza e di informazione, ma è indispensabile agire anche su un piano spirituale, coinvolgendo i musulmani che “devono essere parte della soluzione”. Il punto centrale che il segretario di Stato vuole mettere a fuoco è la necessità di educare “al rifiuto dell’odio”. E’ una lotta “molto dura”, ma senza il coinvolgimento pieno di tutti gli attori sul campo, essa “non sarà vinta”.

MOBILITAZIONE GENERALE  DI “TUTTI I MEZZI DI SICUREZZA”

A margine del convegno organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi sulla Misericordia nelle tre grandi religioni monoteiste, Parolin ha illustrato meglio la posizione della Santa Sede riguardo gli sconvolgimenti in atto. Dopo aver ribadito la condanna degli attentati, definiti “strazianti e al di là di ogni comprensione umana”, il cardinale ha invocato la mobilitazione generale “di tutti i mezzi di sicurezza necessari” alla difesa dei cittadini dalle minacce sempre più forti e gravi.

“LEGITTIMO FERMARE L’AGGRESSORE INGIUSTO”

Quanto alla reazione da dare, Parolin ha confermato che “la Santa Sede afferma – come ha fatto anche Papa Francesco varie volte – la legittimità di fermare l’aggressore ingiusto. Poi, sulle modalità, è la comunità internazionale che deve trovarsi d’accordo e trovare le forme per farlo. Uno Stato ha il dovere di difendere i suoi cittadini da questi attacchi e nello stesso tempo però continuare a lavorare perché veramente si crei un clima di intesa, di dialogo e di comprensione. Forse – ha detto – non sono soluzioni immediate, però sono le uniche che pongono le basi per un mondo riconciliato e un mondo pacifico”.

LE PAROLE DI MONS. GALANTINO

Toni ben diversi da quelli di Nunzio Galantino, vescovo e segretario generale della Cei, ospitato domenica scorsa nel salotto di Lucia Annunziata, “In mezz’ora”. Il pensiero del presule è stato il seguente: “Faccio una domanda: quale guerra è stata finita e conclusa grazie a un’altra guerra? Questa domanda dobbiamo farcela. Quale guerra ha risolto i problemi? Questo Papa (Papa Francesco, ndr), ma non è stato l’unico, si è chiesto “chi ci guadagna con queste guerre?”. Poco dopo, riferendosi al G20 in corso ad Antalya, aveva osservato: “Mi piacerebbe che quelli che stanno adesso al G20 si guardassero in faccia e si dicessero: ‘chi di noi ha venduto le armi a questi qua? Chi le ha vendute? Chi ci ha guadagnato con queste armi?’. Queste sono domande alle quali si deve rispondere. Papa Francesco ha detto che l’unico modo per vincere la guerra è non farla”.

IL DIALOGO “IMPOSSIBILE” CON L’ISIS

Nelle scorse settimane, il Segretario di Stato aveva già affrontato pubblicamente l’argomento, sostenendo l’impossibilità di avviare un dialogo con rappresentanti dello Stato islamico: “Non credo sia possibile. Il dialogo si fa con chi accetta di fare il dialogo e quindi con chi entra in relazione. Evidentemente, con chi non è sensibile e rifiuta il dialogo e quindi con il fondamentalismo, non credo che sia possibile dialogare. Si può offrire di dialogare ma non vedo molte possibilità che si stabilisca un dialogo”. Anche perché – aveva chiosato – “la pace è possibile se ci sono persone disposte a costruire la pace. La pace non è automatica”.

IL PAPA ALL’ANGELUS

Domenica, all’Angelus, il Papa aveva a lungo commentato i fatti di Parigi, chiarendo che “tanta barbarie ci lascia sgomenti e ci si chiede come possa il cuore dell’uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero”. Dinanzi a “tali atti intollerabili, non si può non condannare l’inqualificabile affronto alla dignità della persona umana. Voglio – ha detto Bergoglio – riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità!”.

IL GIUBILEO SI FARA’

Come aveva già fatto mons. Rino Fisichella in un’intervista al Corriere della Sera, anche Parolin ha confermato che il Giubileo della misericordia si farà come previsto: “Pur tenendo conto di questa minaccia, di questo pericolo, lo si affronta. Credo che l’importante sia non cedere alla paura in questi casi”. Il Segretario di Stato ha anche detto che proprio il tema dell’Anno Santo ormai alle porte potrà favorire lo sviluppo del dialogo interreligioso con i fedeli musulmani: “Uno degli attributi di Dio anche da parte dei musulmani è quello di Dio misericordioso”, e quindi potrebbe stabilirsi un punto di contatto.

Parolin e Galantino sono sintonici su come fronteggiare Isis?

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