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Ventennio che vai, ponte che trovi. Si torna, dunque, a parlare del ponte di Messina. Ora, gli italiani sanno già che si tratta della conferma che Renzi è un cazzaro così come il suo predecessore, e come i predecessori prima di lui. Pensate che il primo articolo sul ponte di Messina è datato 5 Febbraio 1970. Lo vedete in foto. È un ritaglio che custodisco per i miei nipoti quando sulla poltrona che guarda allo Stretto da Scilla e non da Cariddi, loro verranno a dirmi entusiasti che fanno il ponte.
E però non si può sorvolare. È cosa che rattrista profondamente. Perché quella del ponte è proprio l’opera che potrebbe rimettere in moto l’intero paese. Unire finalmente la Sicilia al resto dell’Italia, accelerando lo spostamento di persone e cose. Non esiste paese sviluppato che non abbia collegamenti ferroviari veloci. E non c’è paese che non abbia costruito il suo benessere attorno a grandi opere d’ingegneria. La Danimarca, che non è certo nota alle cronache per le infiltrazioni mafiose o per gli slogan di politici cazzari, sta per avviare il progetto di costruzione di un tunnel sottomarino che la collegherà alla Germania. Un’opera che al tempo che fu esteticamente magnifico, quello dei primi del novecento, avrebbe avuto uno come Stefan Zweig pronto a farne una miniatura storica come in effetti fece all’epoca del varo dei cavi d’acciaio imbibiti di guttaperca e che resero possibili le comunicazioni da una parte all’altra dell’Atlantico. Tutti i siciliani dovrebbero essere d’accordo a volere il ponte. E pretenderlo. Sul ponte la Sicilia e i siciliani sono chiamati a una prova di maturità. Dar vita a un movimento come i No Tav in Piemonte. Altrettanto agguerrito nel pretendere che i lavori inizino. Con tanti Erri de Luca pronti al carcere.

Il ponte di Messina ci vuole!

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