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Le infiltrazioni cinesi nelle infrastrutture critiche, i rischi legati alla catena di fornitura dei software e la continua espansione del ransomware. Sono queste le principali preoccupazioni delle autorità americane in materia di cybersicurezza. A parlare è Harry Coker, una carriera tra Marina, Central Intelligence Agency e National Security Agency, nominato un anno fa national cyber director. Il cyber-zar del presidente Joe Biden è intervenuto a Predict 2024, conferenza organizzata a Washington da Recorded Future.

Le infiltrazioni cinesi nelle infrastrutture critiche statunitensi e nella catena di fornitura dei software rappresentano un timore che va oltre quello tradizionale per attività come spionaggio e vantaggi finanziari. “Le nazioni spiano – è un fatto della vita, dobbiamo affrontarlo”, ha spiegato Coker. Ma in questo caso, parliamo di “capacità di disattivare e annullare la capacità di mobilitazione dell’America nel caso in cui l’attuale fase competitiva si trasformi in crisi e poi, peggio ancora, in conflitto”, ha detto.

Dopo uno sforzo whole-of-government per fronteggiare l’attore cyber Volt Typhoon, sostenuto dallo Stato cinese, nelle ultime settimane i funzionari statunitensi hanno avvertito di una nuova operazione denominata Salt Typhoon che avrebbe già colpito società delle comunicazioni come Verizon, AT&T e Lumen Technologies, sottraendo informazioni a cittadini e aziende. La National Security Agency ha dichiarato che sta indagando sull’incidente.

E così si arriva alla seconda preoccupazione americana: la sicurezza della catena di approvvigionamento. Assicurare l’integrità è ormai un aspetto critico della sicurezza nazionale ed è una sfida che richiede un monitoraggio e un rafforzamento continui.

La terza preoccupazione citata da Coker è l’aumento degli attacchi ransomware, raddoppiati lo scorso anno. Si tratta di un tema su cui gli Stati Uniti stanno lavorando anche attraverso la coalizione globale (in cui è coinvolta anche l’Italia dal primo minuto) per limitare i luoghi rifugio per i criminali informatici. Coker ha citato il lavoro di Nate Fick, inviato cyber del dipartimento di Stato americano, che in questi giorni è in Italia per partecipare alle ministeriale G7 su industria e innovazione tecnologica. Sta lavorando, attorno al concetto di “solidarietà digitale”, per rafforzare il coordinamento con alleati e partner, anche contro il ransomware-as-a-service. Obiettivo: “dissuadere non solo i criminali informatici, ma anche coloro che li guidano, dal non partecipare più agli schemi di ransomware di cui fanno parte in questo momento, consentendo paradisi sicuri”, ha spiegato Coker.

Le tre preoccupazioni Usa sulle minacce cyber cinesi

Le infiltrazioni cinesi nelle infrastrutture critiche e nella catena di fornitura del software preoccupano gli Stati Uniti, come evidenziato dal cyber-zar Coker. Cresce anche l’impatto degli attacchi ransomware, che richiede un approccio internazionale coordinato

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