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Le auto connesse rappresentano una nuova frontiera per l’industria automobilistica, ma anche un possibile strumento per il controllo e lo spionaggio, secondo un recente report di James A. Lewis, senior vice president e direttore del programma sulle tecnologie strategiche al Center for Strategic and International Studies di Washington, D.C. La sua analisi evidenzia la crescente preoccupazione per la sicurezza digitale nei veicoli dotati di sistemi di connessione e guida automatizzata, con un focus particolare sulla Cina.

Cosa dice il report

Il report spiega come qualsiasi dispositivo collegato a internet rappresenti una potenziale minaccia per la raccolta e lo sfruttamento delle informazioni degli utenti da parte di attori ostili e tecnologicamente avanzati, con un riferimento diretto alla Cina. Il governo cinese, afferma Lewis, ha condotto due decenni di intensa attività di cyber-spionaggio, mirata prima ad acquisire tecnologia e ora espansa a operazioni di influenza e preparazione per possibili conflitti armati. Tra i settori più vulnerabili, secondo il report, ci sono i sistemi di connessione dei veicoli (come Wi-Fi e telefonia) e i sistemi di guida automatizzata, categorie che il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha individuato come ad alto rischio.

Uno dei punti chiave sollevati riguarda il rischio che le auto connesse prodotte da aziende cinesi possano essere utilizzate per attività di sorveglianza e spionaggio, incluso il controllo remoto dei veicoli o la registrazione di conversazioni all’interno dell’abitacolo. Sebbene non ci siano ancora prove concrete che questo sia accaduto, Lewis sottolinea come l’operatività di tali attacchi sia complessa ma tecnicamente possibile.

Le decisioni degli Stati Uniti

Per contrastare questo rischio, gli Stati Uniti hanno adottato una linea dura. Il dipartimento del Commercio ha proposto nuove regole che proibiscono l’uso di tecnologie cinesi in due categorie principali: i sistemi di connessione dei veicoli e i sistemi di guida automatizzata. Questa decisione fa seguito agli episodi in cui malware cinese è stato rinvenuto su reti di infrastrutture critiche statunitensi, suggerendo che la Cina potrebbe sfruttare tali vulnerabilità anche nei veicoli connessi.

Queste misure non solo influiscono sulle auto prodotte in Cina, ma potrebbero avere conseguenze anche per i produttori europei che utilizzano componenti cinesi per i loro moduli di comunicazione. Ciò solleva interrogativi per le case automobilistiche internazionali che si trovano a dover riconsiderare le loro catene di approvvigionamento in risposta alle nuove restrizioni.

Perché interessa all’Italia

L’Italia, che sta negoziando con diverse aziende automobilistiche cinesi per attrarre investimenti e creare impianti di produzione nel Paese, è in una posizione delicata. Tra queste aziende c’è Dongfeng, una delle più grandi case automobilistiche della Cina e controllata dal partito-stato. La possibilità di vedere aprire nuovi stabilimenti potrebbe essere una grande opportunità per il settore automobilistico italiano, soprattutto nel contesto di una transizione verso l’elettrico e l’automazione.

Tuttavia, come evidenziato dal report di Lewis, l’interesse dell’Italia per la collaborazione con aziende cinesi comporta rischi significativi. L’adozione di tecnologie cinesi nei veicoli, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di connessione, potrebbe esporre il Paese a vulnerabilità in termini di sicurezza nazionale. La raccolta di dati sensibili sugli utenti, come le conversazioni o i percorsi di guida, potrebbe finire nelle mani delle autorità cinesi, sollevando preoccupazioni anche tra gli alleati europei e atlantici dell’Italia.

I rischi per l’Italia

Uno dei rischi più discussi riguarda la possibilità che i dati raccolti dai veicoli connessi vengano utilizzati per attività di spionaggio. La legge cinese impone alle aziende locali di collaborare con i servizi di intelligence, il che significa che qualsiasi dato raccolto da auto prodotte o dotate di componenti cinesi potrebbe essere trasmesso al governo cinese. Questo non è solo un rischio teorico: la Cina ha già dimostrato la sua capacità di spionaggio di massa in altri ambiti, come con il caso della sede dell’Unione Africana, completamente cablata per la sorveglianza.

Inoltre, vi è il timore che i veicoli connessi possano essere utilizzati per sabotaggio o operazioni di destabilizzazione in momenti di crisi. Sebbene la complessità tecnica di un attacco del genere sia elevata, la sola possibilità che un governo ostile possa fermare interi convogli di veicoli connessi in un momento critico è sufficiente a far riflettere su quanto siano vulnerabili le infrastrutture moderne.

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