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Nel gioco dei  troni, si vince o si muore. Ecco, nel gioco dell’informazione pure, in un certo senso.

Tra giornalisti e comunicatori, tra editoria e aziende, l’equilibrio è sottile e spesso non pende a favore del lettore, del pubblico che dovrebbe formarsi un’opinione.
Ed è  così che questioni come l’energia, la sanità, il digitale – questioni che intessono la trama stessa della competitività del nostro Paese – finiscono per essere raccontate in maniera ipersemplificata e veloce, oppure iperanalitica e incomprensibile.
La complessità non è sempre sinonimo di densità di informazione e per fare una notizia è necessario rendere lineare e fruibile anche il concetto più articolato. Ma le  cose difficili devono avere diritto di cittadinanza nell’agenda mediatica.  Tanto quanto il default della  Grecia o  il rientro dei Marò.

Penso al funzionamento di un impianto a celle a combustibile, alla banda larga, al payback  farmaceutico, alle dinamiche di funzionamento del mercato libero dell’energia o alla composizione della bolletta. Avere conoscenza di questi temi significa poter scegliere se dire sì o no alla costruzione di un impianto vicino casa propria, significa capire se il proprio partito di riferimento sta sostenendo un provvedimento che condividiamo o no, significa sapere chi votare alla prossima tornata elettorale.

Le cose difficili interessano ai cittadini. E se non interessano abbastanza, è responsabilità del sistema dell’informazione intero – associazioni di categoria, sindacati e partiti compresi – ‘educare’ i lettori alla complessità, anche a costo di perderne qualcuno . La stagione dell’infotainment ci ha insegnato un linguaggio nuovo, che non deve però necessariamente coincidere con il contenuto.
Neppure i più anziani tra i miei parenti credono che una cosa sia vera solo perché a dirlo è la TV. Piuttosto, è diventato impossibile  dialogare con chiunque sulla base di dati condivisi: gli scienziati sono prezzolati, le associazioni ambientaliste corrotte, i numeri fasulli e le statistiche inattendibili. L’era dei blog e della controinformazione ci mette davanti milioni di dati, tutti veri e tutti falsi.

La complessità è ricchezza. Le cose difficili sono necessarie. Winter is coming  e forse è ora di ricostruire un terreno di fiducia, in cui incontrarsi e dialogare.

A chi interessano le cose difficili?

Nel gioco dei  troni, si vince o si muore. Ecco, nel gioco dell’informazione pure, in un certo senso. Tra giornalisti e comunicatori, tra editoria e aziende, l’equilibrio è sottile e spesso non pende a favore del lettore, del pubblico che dovrebbe formarsi un’opinione. Ed è  così che questioni come l’energia, la sanità, il digitale – questioni che intessono la trama…

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