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Militari come gli 007. È la proposta contenuta in un emendamento a firma dal senatore del Pd Nicola Latorre, che aggiunge dieci righe all’articolo 18 del disegno di legge sulle missioni internazionali all’estero. Un testo che ha come obiettivo quello di dare alla presidenza del Consiglio la possibilità di trasformare in agente dei Servizi – temporaneamente e per una missione specifica – chi fa parte dei reparti speciali delle Forze armate, ma che sta dando vita a un vivace dibattito politico.

LE VOCI CONTRARIE

Dopo essere passata alla Camera, la norma ha ottenuto anche il via libera della Commissione Difesa di Palazzo Madama, votata da tutti (o quasi).
Ad astenersi sono stati i pentastellati, che considerano l’emendamento Latorre “pericoloso”. A Formiche.net, Angelo Tofalo – deputato del movimento fondato da Beppe Grillo e componente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, spiega che la proposta del senatore del Pd offrirebbe di fatto “segreto di Stato garantito ed anche il potere di non rispondere di eventuali crimini commessi. Non solo parole e poteri pericolosi e senza chiari confini ma anche veri e propri rischi di costituzionalità della norma”.

Una posizione molto simile se non coincidente con quella di un altro senatore dem e segretario del Copasir, l’ex magistrato Felice Casson, che nella riunione del Copasir di oggi si prepara a dare battaglia su questo ed altri temi, come racconta oggi su Repubblica Liana Milella.

LA DIFESA DI LATORRE

Si tratta di una polemica inutile per Latorre, che al giornale di Largo Fochetti spiega che con l’emendamento “si consente l’utilizzo dei reparti speciali delle forze armate in operazioni di intelligence finalizzate a tutelare la sicurezza nazionale e quella di nostri connazionali in grave difficoltà”. “In casi specifici, un sequestro di persona, la notizia di un attentato, una grave minaccia alla nostra sicurezza”, il premier “potrà autorizzare i reparti speciali ad eseguire missioni di intelligence. Dopo la missione i reparti rientrano nei ranghi”. Una necessità che per l’esponente del Pd è data anche dal fatto che per far ciò gli attuali 007 non bastano, “perché servono quantità numeriche e capacità operative che i servizi non hanno”.

I RILIEVI DI CASSON

Casson, rileva invece il quotidiano diretto da Ezio Mauro, pone sul tavolo alcuni rilievi. Il primo riguarda la necessità di scrivere nero su bianco che questi nuovi 007 potranno essere utilizzati solo in casi di crisi e non tutte le volte che il premier lo ritenga necessario. Il secondo è che la legge sui servizi del 2007 dice che le funzioni di Dis, Aisi e Aise, che oggi si vuole estendere, “non possono essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio”. “Si trattava dunque di un potere eccezionale concesso a un numero ben individuato e limitato di agenti, in quanto si tratta di un potere eccezionale. Qui invece siamo di fronte a un’estensione chiaramente incostituzionale»”, sottolinea l’ex magistrato.

Anche per questo “oggi, – prosegue ancora Tofalo – abbiamo avuto l’Autorità delegata Marco Minniti al Copasir ed oltre a chiedere informazioni sui 4 italiani rapiti, su Hacking Team e la situazione del nostro Paese ormai a “sovranità controllata”, abbiamo chiesto anche che questa pericolosissima norma, inserita ancora una volta nel silenzio dei media, venga immediatamente stralciata” (Casson vorrebbe riscriverla).

Ambienti vicini all’intelligence sussurrano che anche tra gli 007 serpeggerebbe qualche perplessità. Ad essere poco chiari sarebbero in particolare alcuni aspetti relativi alla catena di comando, agli obiettivi e alle prerogative degli “agenti a tempo”. In parole povere non si capirebbe se, una volta assegnati ai Servizi e limitatamente alla durata della missione, i militari diranno addio del tutto alla gerarchia a cui facevano riferimento fino ad allora; se perderanno o meno alcuni poteri di cui gli agenti dei Servizi non dispongono (come quello di usare un’arma) e se si dedicheranno solo al lavoro degli 007, cioè raccogliere informazioni, o se i loro compiti si estenderanno ad altro, creando potenziali corto circuiti.

LE VOCI FAVOREVOLI

Ma l’emendamento di Latorre conta anche su molti estimatori, non solo in ambienti politici – dove pure, come rimarca lo stesso autore, è stato accolto quasi all’unanimità -, ma anche in quelli militari. Per l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Leonardo Tricarico, la proposta del senatore del Pd è benvenuta, perché potrà sanare alcune lacune dei nostri Servizi. “Dopo molti anni in cui s’è puntato a una crescita dell’aspetto tecnologico dell’intelligence – grazie a computer, modelli matematici, apparati Sigint (signal intelligence) – oggi questa norma consentirà di ricreare il necessario equilibrio con l’aspetto umano dell’intelligence, la cosiddetta Humint”. In merito alle critiche di Casson, Tricarico, oggi presidente della Fondazione Icsa, le ritiene esagerate. “Se la legge in questione va nella giusta direzione, ma necessita solo di un allineamento normativo, perché stralciarla quando si può intervenire per risolverne le criticità costituzionali?”.

Militari e intelligence, a chi piace (e a chi no) l'emendamento Latorre

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