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Non è facile commentare le ultime sortite del sindaco di Roma Ignazio Marino tanto è lo sconcerto per l’azione amministrativa svolta negli ultimi mesi, né è agevole soffermarsi sulla sua personalità politica, essendo soggetto sfuggente, poco incline alla chiarezza.

Suscita sempre un convinto scetticismo. Non si riesce mai a capire se ci è o ci fa, ma col passar del tempo si può notare che sotto quell’aspetto signorile, falsamente ingenuo e candido, si nasconde un personaggio aduso a poca verità e a scarsa trasparenza.

Dimostra in modo evidente quanto sia avvinghiato al potere, disponibile ad ogni compromesso pur di conservare la poltrona: basta osservare la naturalezza con cui si esprime quando deve spiegare di accettare la tutela del prefetto Gabrielli come commissario al Comune di Roma.

Nella trasmissione di Lilli Gruber, Otto e Mezzo, giorni fa si è visto che oltre a ripetere le solite litanie utilizza sapientemente la parola, quasi alla pari di raffinati demagoghi. Il suo barcamenarsi, talvolta al limite del servile, tra le posizioni del Vaticano e di Papa Francesco sul matrimonio tradizionale e quelle del laicismo più acuto propugnatrici dei matrimoni gay la dice lunga sulla linearità e sulla coerenza del personaggio.

Lui fingendo, continua a pensare e a dichiarare che il consenso ricevuto dai romani non è stato scalfito dopo le vicende di “mafia capitale”. Invece, dopo due anni lo stesso Partito Democratico ha rivelato in un sondaggio che solo 2 romani su 10 rivoterebbero Ignazio Marino, il genovese chirurgo di fama mondiale, che lasciò l’America non senza polemiche, e che verrà ricordato come tra i peggiori sindaci della storia di Roma.

Fare tanti errori in poco tempo è difficile, lui ci è riuscito. E’ vero che su Malagrotta, carretti-bar e altre piccole cose di ordinaria amministrazione è intervenuto con volontà decisa, bisogna riconoscerlo, ma è pochino per decretare che è un buon sindaco.

A tali atti positivi possono essere opposti  altri negativi: i Rolling Stones vennero a conquistare Roma con un concerto-evento al Circo Massimo. Caos da far paura. Problemi in ogni dove e una città bloccata per tre giorni. Un incasso record di 6,5 milioni di euro. Per l’affitto del Circo Massimo chiese solo 7.934 euro.

Un tema della campagna elettorale di Marino riguardava la soluzione del problema dei tombini otturati. Figurarsi che gran tema. “Quando a Roma pioverà non si formeranno più i laghi” diceva. Dopo due anni di governo i tombini stanno ancora lì, come prima. Pochi giorni fa si è avuto riscontro della scarsa attenzione nelle questioni urgenti. Il centro storico è in cima ai suoi pensieri, ma le periferie sono una semplice appendice. Il degrado di quest’ultime è elevato e Marino non fa niente per rendere meno difficile la loro condizione. L’unica cosa che riesce a dire sempre a voce altissima: la colpa è di Alemanno.

Ha sottolineato di aver trascorso le vacanze negli USA, perché minacciato di morte. Motivazione indiscutibile. Ad agosto però c’era comunque una situazione delicata a Roma, Marino come se niente fosse si giustifica dicendo che il suo staff è capace di tenere tutto sotto controllo. A questo punto i comuni possono essere guidati dagli staff, pur in assenza di una elezione popolare.

La irrilevanza e il ridimensionamento degli accaduti romani, compreso il funerale dei Casamonica, per lui sono prassi. Non c’è da stupirsi neppure se il 27 agosto il consiglio dei ministri nomina Gabrielli commissario, mentre lui si gode le vacanza nei mari caraibici. Tutto normale, anche Roma in attesa del Giubileo della Misericordia senza governo.

L’elezione diretta dei vertici delle istituzioni va abolita, le istituzioni non possono essere ostaggio o addirittura sotto ricatto per anni di amministratori incapaci, superficiali talvolta anche disonesti. La stabilità non è sinonimo di governabilità.

Roma, Napoli, Bologna, Milano, Firenze, Palermo possono aspirare al meglio con l’elezione indiretta dei sindaci e con la dovuta valorizzazione delle assemblee cittadine.

Perché Ignazio Marino non m'incanta

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