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Guardian, Die Welt e Le Monde ospitano oggi – come molti tra i principali quotidiani europei – un contributo scritto a quattro mani da Emmanuel Macron e Sigmar Gabriel, Ministri dell’Economia rispettivamente di Francia e Germania. Una visione per l’Europa, un percorso ragionato che ambisce a gettare le basi per la ripresa di un progetto in senso federale. Senza tradurne fedelmente il testo, azzardo qui una sintesi.

Da una parte all’altra del continente – dalla Grecia alla Gran Bretagna – l’Europa è minacciata. Partono da questa constatazione, Macron e Gabriel, per un’analisi delle debolezze e degli errori compiuti negli anni recenti dell’integrazione europea. L’Euro, costruito sulla base di un impegno franco-tedesco è frutto di un tipico compromesso europeo. Francia e Germania hanno quindi prima di altri la responsabilità di sanare gli errori fatti; ciò è necessario per il bene del continente.

Nel tentativo di riannodare le fila del discorso pubblico europeo, davanti ad un elettorato lontano ormai anni luce dalla tensione ideale delle origini, i due uomini compiono uno sforzo di demistificazione. Dicono a chiare lettere che l’Euro fu frutto di uno scambio. La riunificazione tedesca contro il rafforzamento della competitività globale dell’Unione e la garanzia che la Germania sarebbe rimasta d’allora in poi saldamente ancorata all’Europa. Si trattava di un compromesso basato su visioni economiche divergenti, fatalmente destinate a collidere. La Germania, ancorata nella cultura economica della Bundesbank, puntava infatti ad un’area di cambi fissi che ricordasse il Marco.

Le falle intrinseche al sistema della moneta unica non potevano che minarne la stabilità; la crisi si è accanita rendendo più eclatanti gli errori. Con quella dell’Euro è minacciata l’esistenza stessa del processo di integrazione. C’è una sola soluzione possibile, concludono i due: è necessario un nuovo processo di convergenza verso un’unione sociale Europea. In questa direzione non sono sufficienti le pur necessarie riforme strutturali (mercato del lavoro, economia, ambiente) o quelle istituzionali (governance). Urge adottare misure di convergenza sociale e dei sistemi fiscali (salario minimo sulla base di criteri di produttività regionale, tassazione europea del reddito d’impresa). Solo in tal modo le economie nazionali dell’Eurozona potranno allinearsi in modo naturale, impedendo nocivi fenomeni di competizione fiscale o dumping salariale.

Sono così poste le basi per un bilancio comune europeo, che trascenda i bilanci degli Stati Membri. Si tratta di un presupposto necessario al funzionamento di qualsiasi unione monetaria. L’EURO diverrà più stabile e l’Europa potrà modulare con maggiore flessibilità la sua politica monetaria e fiscale sulla base del ciclo economico.

L’analisi procede in modo puntuale e dettagliato fino ad indicare le misure necessarie per assicurare il controllo democratico di questi nuovi processi e poteri dell’esecutivo, attraverso il Parlamento. Lo strumento essenziale dell’integrazione – continuano i due uomini di Stato – è e rimane il mercato comune, che deve essere completato e rafforzato (es. agenda digitale) nel rispetto, sempre, del principio di sussidarietà. C’è bisogno, concludono i due, di una Schengen Economica.

L’ultima parte dell’appassionato appello riguarda la ricostruzione – o fondazione – di uno spirito di comunità europeo. Leggiamo oggi, dopo molto tempo, un atteso contributo di tensione ideale, visione politica e prospettiva reale in direzione di un’ Europa federale.

Qui il testo integrale dell’appello pubblicato da Die Welt: http://www.welt.de/wirtschaft/article141919414/Warum-Europa-zu-einer-Sozialunion-werden-muss.html

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