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Il biotech, innovativo ed in forte ascesa. E’ questo il quadro che emerge dal Rapporto sulle Biotecnologie del settore Farmaceutico in Italia realizzato da Farmindustria in collaborazione con Ernst & Young e presentato ieri sera a Roma presso la Terrazza Caffarelli.

Oltre alla vastità dei campi di applicazione (malattie rare, oncologiche, epatiche, metaboliche, endocrine, infettive) e al costante aumento dei farmaci in produzione, quel che impressiona è la crescita del fatturato delle imprese che hanno deciso di lanciarsi in questo settore. Un esempio di un successo made in Italy, confermato anche dall’approvazione dell’EMA del primo prodotto di ingegneria tissutale per la riparazione della cornea generato da un network italiano.

IL RAPPORTO

Se l’Ebola fa meno paura e curare i tumori non è più un sogno, lo dobbiamo anche ai farmaci biotech. L’ascesa è evidenziata dai dati del rapporto realizzato da Farmindustria e EY: i biotecnologici rappresentano il 20% dei farmaci al momento in commercio, il 40% dei nuovi autorizzati ed il 50% di quelli in fase di sviluppo. Ad oggi in Italia sono disponibili 145 medicinali per le più importanti aree terapeutiche, mentre 303 sono i progetti nelle diverse fasi di ricerca e sviluppo.

MADE IN ITALY

Concentrate principalmente in Lombardia (90 strutture), le imprese biotech sono presenti anche nel Lazio, in Toscana, in Piemonte e in Emilia Romagna. Sempre più importante il legame con il farmaco tant’è che su 199 imprese 66 si occupano esclusivamente di medicinali. Ed è nel contesto delle terapie avanzate, nuova categoria di farmaci biologici, che il nostro paese sta raccogliendo i migliori risultati. Nel dicembre 2014 l’EMA ha approvato il primo prodotto di ingegneria tissutale per la riparazione della cornea, frutto di una rete tutta italiana: i centri chirurgici oculistici che hanno condotto i primi test, la biotech che lo produce e la casa farmaceutica che ne ha curato lo sviluppo hanno sede in Italia.

LA SFIDA DI EBOLA

Nei laboratori italiani è in fase di sviluppo anche il vaccino per l’Ebola, virus che ha imperversato per tutto il 2014 uccidendo migliaia di persone in Africa giungendo anche in Europa e Stati Uniti. Grazie al biotech si sta lavorando intensamente anche sul fronte delle cure. I primi risultati si sono avuti con un farmaco antivirale sviluppato in Giappone che ha mostrato di dimezzare la mortalità in pazienti con bassi o moderati livelli di virus Ebola in circolo.

LA CRESCITA DEL SETTORE

Dal Report EY Beyond borders: Reaching new heights si evince che l’industria biotech nel mondo continua a crescere a ritmi esponenziali, nel 2014 l’utile netto è balzato del 231% al massimo storico di 14,9 mld di dollari, gli investimenti in R&S sono aumentati del 20% ed il capitale delle imprese americane ed europee nel 2014 è arrivato a 54,3 miliardi di dollari. Le aziende dei paesi in cui il biotech si è storicamente affermato (Stati Uniti, Europa, Canada e Australia) hanno generato un fatturato globale di 123 miliardi di dollari, in aumento del 24% rispetto al 2013 – un nuovo massimo.

IL COMMENTO DI IRIONE

L’espansione del settore è possibile grazie a numeri da capogiro e ad una notevole fiducia degli investitori, come ricorda anche Antonio Irione, EY Italy Life Science Leader: “L’analisi conferma che il biotech è ormai un settore innovativo che sta trasformando le forti aspettative in risultati concreti ed importanti sia per gli stakeholders del settore (siano essi pazienti, imprese o investitori) sia per i payor/amministratori politici. A conferma, l’accresciuta fiducia degli investitori che puntano concretamente su questo comparto e sono disposti ad investire in maniera rilevante anche su piccole start-up”. Continua Irione “Tutto ciò è stato possibile grazie ai costanti investimenti delle aziende in ricerca e sviluppo, una voce chiave per la crescita di questo mercato”.

L’ANALISI DI SCACCABAROZZI

“Si scrive biotech ma si legge salute. I farmaci biotecnologici sono ormai la frontiera dell’innovazione in Italia”. È quanto ha affermato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi commentando i dati del Rapporto Biotech 2015 realizzato proprio dall’Associazione delle imprese del farmaco in collaborazione con Ernst&Young. “E i numeri parlano da soli: 199 aziende, con investimenti pari a 563 milioni di euro nel 2013 (+3,3% rispetto al 2012) e circa 4.000 addetti. Tra queste 199, 66 sono imprese del farmaco che – investendo in R&S 497 milioni e occupando 2.850 addetti – rappresentano l’86% del valore del comparto. Senza dimenticare che 145 sono i medicinali già disponibili per le più importanti aree terapeutiche e 303 i progetti nelle diverse fasi di ricerca e sviluppo. Oggi assistiamo – ha precisato Scaccabarozzi – a una nuova primavera della ricerca con oltre 7.000 medicinali in sviluppo, sempre più biotech. Tutte le aree terapeutiche sono interessate dal fenomeno della Ricerca biotech, dall’oncologia – che registra il maggior numero di prodotti in sviluppo nel mondo – alle malattie infettive, cardiovascolari, al diabete, alle malattie neurologiche, autoimmuni, a quelle del sistema muscolo scheletrico e respiratorie. Poi ci sono ambiti più specifici quali le malattie rare, le patologie ematologiche, dermatologiche e oculari. “Nuove opportunità terapeutiche – ha concluso il presidente di Farmindustria – che richiedono una risposta di sistema, guardando dentro le spese delle altre aree della sanità – per conciliare i costi dell’innovazione con il dovere, anche etico, di cura”.

 

Biotech fiore all'occhiello del made in Italy

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