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La frase di Janet Yellen sulla borsa piuttosto alta è stata associata in molti commenti a quella, a suo tempo altrettanto inattesa, pronunciata da Greenspan il 5 dicembre 1996 sull’esuberanza irrazionale. Gli ottimisti, la maggioranza, hanno fatto subito notare che la dichiarazione di Greenspan provocò sul momento una decina di giorni di ribassi, cui però seguirono, anche includendo la correzione dovuta alla crisi asiatica del 1997-98, tre anni complessivamente splendidi per l’azionario. In quei tre anni l’SP 500, che nei precedenti 16 aveva sestuplicato il suo valore, si portò da 744 a 1516 mentre il Nasdaq, come è noto, fece ancora meglio.

Per gli ottimisti, quindi, quello della Yellen è stato un semplice richiamo, un invito a rallentare. Comportatevi bene, sappiate che vi teniamo d’occhio, non fate stupidaggini. Fate i bravi, andate piano e potrete andare dove volete. Può darsi che sia così, ma a noi sembra di vederci qualcosa di più. In primo luogo Greenspan, nel 1996, si espresse nel suo consueto stile tortuoso e indiretto facendosi semplicemente una domanda, quasi un pensiero ad alta voce (che in effetti gli venne in mente, come ebbe a dichiarare più tardi, mentre era immerso nella vasca da bagno). Come faremo, disse, a sapere quando un’esuberanza irrazionale avrà spinto troppo in alto il valore degli asset?

Greenspan si fece dunque una domanda ma non si dette una risposta. La Yellen, per contro, è andata subito al punto con candida brutalità. Non solo la borsa è piuttosto alta, ha detto, ma i bond lunghi, quando inizieremo ad alzare i tassi, si faranno un bel salto all’ingiù.
Una seconda differenza è che Greenspan, nel 1996, si pose una domanda filosofica senza darvi seguito se non tre anni dopo, quando tornò sull’argomento per dire che comprare startup tecnologiche aveva senso se le si intendeva come biglietti della lotteria con tanti perdenti e pochi vincenti.

Greenspan, del resto, teorizzò sempre che le bolle sono riconoscibili solo quando sono scoppiate e che è inutile cercare di fermarle prima. Dal 2009, tuttavia, domina l’idea che i mercati vadano non solo sorvegliati attentamente ma anche tenuti a guinzaglio corto. Tanto Greenspan era filosofico, quindi, tanto la Yellen è operativa.
Ai cani pastore, che notoriamente pensano in tedesco, si usa dire Fuss (piede) quando devono seguire passo passo i movimenti dell’uomo, Sitz quando devono mettersi a sedere con l’uomo fermo accanto a loro e Bleib (resta) quando l’uomo si allontana e loro devono restare fermi. Il Bleib è l’ordine più difficile da insegnare perché il cane, di suo, vorrebbe sempre seguire l’uomo.

Fino a ieri l’ordine che le banche centrali avevano impartito ai mercati era il Getz (vai). Prego, signori, comprate, luce verde e guadagni garantiti per tutti. Non siate timidi e non restate in cash. Essendo considerati il più efficace mezzo di trasmissione della politica monetaria, gli asset finanziari sono stati spinti verso il limite, quello del rendimento zero per i bond e quello della decenza per l’azionario. Ora, senza passare per il Fuss, si intima il Bleib.

L’economia potrà anche, augurabilmente, migliorare ma il mercato non la potrà accompagnare e dovrà restare il più fermo possibile. Se non ci riuscirà, come è probabile, verrà periodicamente richiamato all’ordine con ordini più perentori. Dietro questo cambiamento di atteggiamento c’è un fatto un po’ difficile da accettare ma prima o poi inevitabile. Le banche centrali, in particolare la Fed, non hanno più bisogno dei mercati, che rischiano anzi, da qui in avanti, di essere d’ostacolo al manovratore. Solo in Cina vige ancora il Getz.

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Che cosa ha davvero in mente Janet Yellen

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