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Ci sono artisti capaci di colpire nello stesso tempo cuore e mente: è il caso di Chiara Dynys e del suo progetto “Pane Al Mondo”. Non a caso, l’acronimo è “Pam”, come il colpo di una pistola, in questo caso caricata ad arte. Dynys non solo guarda cosa accade sul pianeta, ma convince i visitatori ad ammirare con occhi diversi certezze e paradossi, per riflettere sul tema dei valori naturali e non. E’ la prova della capacità dell’arte contemporanea di affrontare con intelligenza e sensibilità argomenti difficili, senza ricorrere a una scontata emotività.

Dove, se non a Roma? Il capitolino Museo Bilotti è il centro dell’iniziativa, accogliendo negli spazi dell’Aranciera di Villa Borghese tre grandi opere collegate al concept di Expo. Partendo proprio da “Pane Al Mondo”, opera che dà il titolo all’intero progetto: un’installazione ambientale propone 364 diverse forme di pane in alluminio e in dimensioni variabili. Nasce una riflessione sulle emergenze alimentari, sulle disparità tra le nazioni più ricche e gli altri: con il cibo, trattato come oggetto prezioso, a ‘schiacciare’ il mondo.

Strettamente connesso al cibo è il concetto di sostenibilità ambientale. Da qui la scelta di esporre “Poisoned Flowers”, serie di fiori fantastici sbocciati in un ideale giardino dell’Eden. Si tratta di immagini reali, fotografate da Dynys, che attraverso il ricorso alla stampa lenticolare appaiono e scompaiono davanti allo spettatore, accentuando l’effetto onirico dell’insieme. “Accampamento dei fiori”, sorta di traduzione tridimensionale di questo lavoro, è costituito invece da diverse “tende” realizzate in fusioni di metacrilato, all’interno delle quali sono appoggiate coppie di fiori che svaniscono nel loro stesso colore, quasi fossero fantasmi.

Il rapporto con la luce gioca un ruolo chiave che, considerata come elemento plastico, è al centro dell’opera che completa la mostra al Museo Bilotti. “Tenda di luce” propone una riflessione sul tema della casa, al tempo stesso serra e nido, permeata da una benaugurale aura di sogno.

Il progetto espositivo prosegue con l’installazione di due differenti versioni di “Pane Al Mondo” in altrettanti luoghi, simboli delle relazioni internazionali e della volontà, da parte dell’Italia e degli ospiti di Expo 2015, di ‘fare rete’ condividendo filosofie e buone pratiche. Spazio quindi per una delle opere presso il quartier generale della Fao, che da sempre ha scelto di inserire una spiga di grano nel proprio logo e che fonda la propria attività proprio sul motto latino fiat panis, dunque sia pane. Ecco così una spiga metallica, protetta da una sfera di vetro, e un simbolico planisfero, sintetizzando così in una forma artistica la missione stessa della Fao, chiamata a elaborare politiche che garantiscano l’accesso diffuso al cibo. Dunque a proteggere, preservare, conservare il cibo stesso a beneficio dell’umanità.

Il palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale oltre che di una collezione pubblica di opere d’arte, ospita infine la terza versione di “Pane Al Mondo”, accessibile al pubblico su prenotazione in occasione delle speciali giornate del calendario di Farnesina Porte Aperte, iniziativa in programma dal 22 al 28 maggio. Qui il ‘globo terrestre’ sorregge sei forme di pane in bronzo, modellate seguendo esemplari dedotti dall’iconografia classica: introducendo quindi nella riflessione d’artista la dimensione temporale, nel riferimento al pane stesso come simbolo trasversale e unificante, capace di accomunare civiltà e culture tra loro solo apparentemente distanti.

Chiara Dynys, con “Pane Al Mondo” l’arte affronta il tema della fame

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