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Realismo, prudenza e pragmatismo sono sempre stati capisaldi dell’azione politica del ministro dell’Economia. Dunque non può stupire che anche il Centro studi di Confindustria, nel suo rapporto di previsione sull’Italia, abbia rivisto le stime per quest’anno e quello prossimo, rispettivamente di 1 e 2 decimi di punto all’anno, rispetto a quelle incluse nel rapporto dello scorso aprile: il Pil è infatti previsto crescere del +0,8% nel 2024 e del +0,9% nel 2025. Stime più pessimiste, dunque, di quelle del governo che, nel Documento programmatico di bilancio, vede una crescita dell’1% per quest’anno e dell’1,2% per il prossimo.

“Nell`attuale contesto”, hanno scritto gli economisti di Confindustria, “lo scenario previsivo presenta alcuni rischi al ribasso, collegati tra loro. In primis, la piena efficacia del Pnrr, condizionata al rispetto dei tempi previsti. Il grande ammontare di risorse Pnrr programmate per il 2024-2025 rende infatti molto sfidante l’obiettivo di una piena attuazione e genera rischi al ribasso”. Altro fattore di rischio sono le guerre in Ucraina e in Medio Oriente che “si stanno protraendo nel tempo e la seconda si sta ampliando sempre più”. Si esclude nello scenario un allargamento all’Iran, ma “se questo dovesse avvenire ne deriverebbero ulteriori effetti negativi sul commercio internazionale, sui prezzi di alcune commodity, segnatamente il petrolio e il gas, sui costi dei trasporti, sull`incertezza economica e finanziaria e quindi sulla fiducia di famiglie e imprese”.

Altro versante, i conti pubblici, che chiamano direttamente in causa la manovra, attesa in queste ore in Parlamento. Qui la situazione è migliore, se non altro perché in costanza di una traiettoria discendente. “Nello scenario a legislazione vigente l’indebitamento netto della pubblica amministrazione è previsto scendere al 3,9% del Pil nel 2024, dal 7,2% dello scorso anno, e al 3,1% nel 2025. Il rapporto deficit/Pil per quest`anno si differenzia da quello indicato nel Piano strutturale di bilancio (Psb) sostanzialmente per una diversa dinamica del Pil nominale. Ciò dipende da una stima della dinamica del deflatore più bassa di quanto indicato nel Psb (1,3% contro 1,9%) e da una stima di crescita a prezzi costanti più contenuta (0,8% contro 1%)”.

Attenzione però, perché c’è una mina pronta a esplodere, che rischia di vanificare il tutto: le quattro ruote. “Il crollo del settore dell’auto, tornato circa al livello di produzione di inizio 2013, data la sua rilevanza, mette a rischio la crescita italiana sia di breve che di medio-lungo periodo: -26,1% la produzione a luglio 2024 rispetto a lu glio 2023 contro il -3,8% della produzione industriale totale. E nel comparto auto, veicoli propriamente detti il calo è ancora più profondo (-34,7%)”.

Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, “c`è anche qualche cambiamento nelle abitudini che riduce la domanda: tra i giovani sarebbe più basso il desiderio di utilizzare un`automobile rispetto alle precedenti generazioni; è in forte crescita il vehicle-sharing“. Ma incide sicuramente anche il costo: in Europa nel 2023 l’automobile elettrica più economica sul mercato era del 92% più costosa del corrispettivo più economico a combustione interna, a causa delle batterie, che incidono circa per il 40% sul totale dei costi”. Tradotto, le differenze di prezzo aumentano man mano che si riduce la dimensione del veicolo.

 

Niente illusioni sulla crescita, ma sul debito la strada è quella giusta. Parola di Confindustria

Dal Centro studi di Viale dell’Astronomia ammettono che un Pil sotto l’1% nel 2024 è quasi scontato, ma sul versante del disavanzo non c’è da stare troppo preoccupati. Il vero problema è, semmai, il destino dell’auto

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