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Da un lato il Piano Mattei, come placenta ideale e valoriale dove far crescere una nuova idea di Africa. Dall’altro il comun denominatore rappresentato (non solo) nel Mediterraneo dal ruolo dell’Italia, paese che si sta ponendo sempre di più al centro delle catene del valore globale. Due tracce, queste, che sono emerse dal primo giorno dei Med Dialogues, decima edizione del forum internazionale organizzato dalla Farnesina e dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), in attesa dell’intervento di Giorgia Meloni previsto per mercoledì: preziosa occasione di confronto a più cervelli sulle dinamiche che investono il Mare Nostrum, in un momento caratterizzato da tensioni fortissime, sia sul fronte bellico (Gaza e Kyiv) che su quello strategico (Cina e Wagner in Africa).

Politica energetica comune

Imprese, singoli stati e soggetti privati hanno l’occasione di trovare una sintesi progettuale nel continente nero, dopo troppi anni in cui, nonostante il fiume di denaro inviato dall’Occidente all’Africa, i risultati non ci sono stati. È il punto di partenza del ragionamento che il viceministro degli Esteri italiano, Edmondo Cirielli, ha fatto nel suo intervento. In questo contesto ecco che il Piano Mattei (“una grande iniziativa del governo per dare un nuovo strumento di cooperazione paritaria non predatoria che coinvolga in via bilaterale l ‘Africa a pieno titolo”) di fatto è nuovo paradigma di cooperazione che può offrire anche “una collaborazione con il sistema multilaterale per rimodulare il suo intervento in Africa secondo un modello di compartecipazione con i Paesi africani”. Cirielli ha quindi lanciato un appello all’Europa: “Servire una politica energetica comune e una visione a lungo termine per affrontare le sfide del Mediterraneo e garantire prosperità condivisa”.

Il ruolo dell’Africa

Più volte è stato ribadito, dall’inizio del mandato dell’attuale governo, il ruolo primario incarnato dall’Africa e l’occasione dei Med Dialogues è stata utile proprio per sottolinearne il collegamento con il Piano Mattei (nel giorno in cui Giorgia Meloni riceve il presidente del Congo). Secondo Cirielli l’Africa è sempre più centrale per stabilità e crescita globale, per questa ragione ha spiegato che quel continente ha cambiato pelle: è diventato non solo una sfida, ma un’opportunità, a causa di una serie di considerazioni di merito. Come il fatto che lì si trovano 60 per cento delle terre arabili, delle risorse energetiche e dei minerali rari. Per cui è di vitale importanza puntare sull’Africa perché “significa investire nel futuro dell’Europa, Medio Oriente e Penisola Arabica”.

In secondo luogo esiste un nesso preciso con la stabilità economica dei Paesi nordafricani che “è fondamentale per garantire pace e sicurezza in Medio Oriente”. In questa direzione Cirielli ha indicato un obiettivo pragmatico, ovvero un approccio collaborativo: “Non possiamo imporre soluzioni dall’esterno. È necessario lavorare fianco a fianco con i Paesi africani, rafforzando istruzione, digitalizzazione e innovazione. Giovani, energia solare e sovranità alimentare sono i pilastri per una rinascita africana che beneficerà tutto il mondo”.

Export e protezionismo

Libertà di navigazione e protezionismo, secondo Cirielli, sono altri due temi intimamente connessi all’azione de governo e al Mediterraneo: per cui l’Italia punta sull’export a “contrastare il clima di protezionismo che può contagiare tutto il mondo”, oltre alle “minacce alla libertà di navigazione, fondamentali per l’economia globale”. In questa direzione, ha ricordato, Roma ha dato avvio alla missione navale Aspides per contrastare gli attacchi terroristici degli Houthi. Al contempo occorre un’altra azione parallela: investire in nuove infrastrutture strategiche, creando “nuove linee di comunicazione” che facciano connettere Africa e Mar Rosso, imprescindibile “anche per l’approvazione di materie prime”. Il riferimento è al Corridoio del Medio Oriente e al Lobito Corridor in Africa.

Ma lo sforzo infrastrutturale non può ottenere un risultato positivo se non è intrecciato ad una strategia politica, che l’Italia ha bene in mente quando sostiene il binomio pace e libertà di commercio. Secondo Cirielli dopo il 7 ottobre è nata la crisi che coinvolge Gaza, il Libano e persino lo Yemen. “L’Italia agisce con fermezza, ma sempre salvaguardando la vita degli innocenti”, con riferimento all ‘iniziativa Food for Gaza e il sostegno diplomatico in Siria. Passaggio che va letto in tandem con il concetto di libertà di commercio: “L’Italia è tra i Paesi con il maggiore export rispetto al Pil – ha osservato – . Dobbiamo contrastare il protezionismo e le minacce alla libertà di navigazione, fondamentali per l’economia globale, per affrontare le sfide del Mediterraneo e garantire una prosperità condivisa”.

L’Italia si fa globale

Come riuscire ad essere al centro delle filiere globali per incrementare risultati e considerazione mondiale? E in che maniera costruire un percorso che consenta ad un paese di avere una visione globale? La traccia è stata indicata da Marco Hannappel, ad di Philip Morris Italy, che ha sottolineato come l’Italia sia ormai al centro delle catene del valore globale. Una tesi che ha sostenuto ragionando su due direttrici di marcia: da un lato l’esigenza di essere al centro delle filiere globali (“con capi filiera che abbiano in Italia almeno un centro regionale”); dall’altro la capacità di attrarre investimenti esteri per lo sviluppo economico del Paese. Per cui secondo Hannappel l’Italia, in virtù di una posizione geografica unica nel contesto mediterraneo, e grazie alla maggiore stabilità politica, ha una “centralità crescente nel Mediterraneo e nell’Unione Europea, il nostro Paese ha oggi una visione di medio periodo più solida rispetto al passato, diventando un ponte credibile tra Europa, Africa e Medio Oriente”.

Lo status italiano di hub regionale non solo favorisce l’economia italiana, ha aggiunto, ma permette il rafforzamento della sua posizione di leadership nel Mediterraneo. “Investire sull’Italia significa investire su un nodo cruciale per lo sviluppo e la stabilità dell’intera area”. Due i punti di caduta secondo il ceo di Philip Morris Italy: l’importanza degli accordi bilaterali per stabilità e crescita economica nella regione Mena (Nord Africa e Medio Oriente) e di altri accordi bilaterali al di fuori dell’Unione Europea, come le collaborazioni con il Giappone, l’Arabia Saudita e il Mercosur.

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