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Dopo che Londra ha introdotto una tassa del 25% sui profitti delle multinazionali on line realizzati sul suolo britannico, anche il governo di Matteo Renzi sembra intenzionato a seguire la stessa strada di Cameron nei confronti di tali società, introducendo un’imposta italiana sui loro profitti.

La proposta sarà presentata domani in una conferenza stampa alla Camera dei deputati. A metterla in cantiere è stato il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, riprendendo i suggerimenti dell’Ocse pronunciati affinché tali società paghino le tasse presso i paesi dove gli affari vengono effettivamente realizzati.

LA PROPOSTA

Annunciata una decina di giorni fa dal Corriere della Sera, la proposta prevede che sui pagamenti a favore delle multinazionali con sede all’estero si applichi una ritenuta alla fonte del 25% operata da banche e intermediari.
“La proposta aggiunge un ventaglio di possibilità per evitare l’elusione”, dice in una conversazione con Formiche.net Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica e primo firmatario della proposta di Zanetti.

Ecco le alternative: “Ogni multinazionale dell’economia digitale che opera via Internet può dichiarare una stabile organizzazione in Italia, e quindi pagare regolarmente le tasse nel nostro Paese, oppure può applicare lo strumento del ‘Ruling internazionale’, che prevede la sottoscrizione di un accordo fra contribuente e fisco. In alternativa potrebbe scattare quanto previsto nella proposta: se operi in Italia in modo continuativo e hai un volume di affari sopra una certa soglia si applica una ritenuta”, spiega Quintarelli.

Ecco come funzionerà: “Il meccanismo della ritenuta alla fonte si applica qualora si determinino le condizioni che fanno riscontrare una ‘stabile organizzazione virtuale’, al superamento di determinate soglie. Viene confermato il rispetto dei trattati internazionali in materi di doppia imposizione”, spiega Quintarelli. “Non è una cosa campata per aria – aggiunge il deputato di Scelta Civica – Applica elementi che sono già esistenti nell’ordinamento italiano”.

LE MOSSE DI RENZI

Ma cosa farà Renzi? Visti i conti pubblici, il premier sarà interessato a recuperare il gettito da chi elude, secondo i proponenti. E’ quindi probabile che questo tema venga trattato all’interno del nuovo pacchetto di decreti legislativi di attuazione della delega per la riforma fiscale. Il
“come” si possano recuperare questi soldi potrebbe essere racchiuso nel piano di Zanetti. “Ad oggi è l’unica proposta sul tavolo”, commenta Quintarelli, che aggiunge: “Sono consapevole che sul piano della comunicazione potrebbe aprirsi una partita molto complicata, per questo sarà importante agire in modo molto cauto”.

LE DIFFERENZE CON LA PROPOSTA DI BOCCIA

Ad accanirsi contro la possibilità che tali società fatturino ingenti somme nel nostro paese senza versare somme adeguate all’erario era stato l’onorevole Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. La proposta di web tax avanzata da Boccia, ma accantonata dal governo, si caratterizzava per l’obbligo di avere una partita IVA italiana da parte di chiunque volesse vendere pubblicità online in Italia.
“Era proprio questo il suo limite”, commenta Quintarelli ricordando che tale obbligo non sarebbe compatibile con le norme europee. “Oltre a ciò la proposta di Boccia escludeva di fatto la possibilità del ruling internazionale”.

Così con Zanetti batteremo cassa a Google & Co. Parla Quintarelli

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