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“Non solo la Bce non è stata consultata prima della sua adozione, ma la presentazione della richiesta di parere è stata immotivatamente differita”. Ecco quello che è scritto, quasi en passant, nelle cinque pagine del documento firmato da Mario Draghi con cui la Bce ha espresso parere positivo sul decreto legge del governo che ha imposto la trasformazione in società per azioni delle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro. Decreto nel frattempo diventato legge dopo il via libera del Parlamento.

Beninteso, il parere della Banca centrale europea – firmato il 25 marzo – non contesta ragioni e fini del provvedimento del governo. Anzi, gli apprezzamenti e gli elogi non mancano: le tesi del governo e della Bce sono praticamente collimanti, seppure non siano unanimi tra gli addetti ai lavori e gli esperti.

Ma l’aspetto di metodo non deve essere sottovalutato troppo, visto che il decreto legge è stato adotatto e pubblicato il 24 gennaio 2015. Infatti, sottolinea il documento firmato da Draghi, “la richiesta (di parere, ndr), è stata ricevuta dalla Bce solamente il 20 febbraio 2015, quando il ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiesto alla Bce di ritenere la consultazione come questione di urgenza, visto il breve termine del procedimento di conversione. Ciò appare inopportuno”.

Solo inopportuno? O illegittimo?

Vediamo cosa si legge nel vademecum della Bce al capitolo “Conseguenze giuridiche della omessa consultazione”, ovvero quello che è successo nel caso della riforma Renzi delle Popolari, come attestato dall’Istituto di Francoforte: “L’omessa consultazione della Bce sui progetti di disposizioni legislative nazionali rientranti negli ambiti di competenza della Bce rappresenta una violazione della Decisione 98/415/CE e può portare ad avviare un procedimento per infrazione innanzi alla Corte. Questo procedimento è avviato dalla Commissione europea contro lo Stato membro ai sensi dell’articolo 226 del Trattato”.

C’è un altro passo del vademecum che suona sinistro per le sorti della riforma delle Popolari: “Negli Stati membri in cui i privati hanno il diritto di avviare un procedimento giudiziario al fine di annullare una disposizione di legge sulla base di una grave mancanza procedurale, i privati dovrebbero anche avere il diritto di cercare di annullare le disposizioni legislative nazionali adottate in violazione di un requisito procedurale essenziale stabilito dal diritto comunitario, come la consultazione preventiva della Bce”. Consultazione obbligatoria, ricorda la stessa Banca centrale europea.

Ricorsi in vista contro la riforma delle Popolari?

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