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Chi ai giorni nostri non ha paura? Come si può avere speranza nel futuro quando si deve fare i conti con il terrorismo islamico, la crisi economica, una società senza più valori condivisi e una classe politica distante dalla gente? Davanti ad un simile quadro si potrà mai essere ottimisti? Davide Giacalone ci prova. Giornalista e scrittore, firma di Libero e commentatore della rassegna stampa mattutina su Rtl 102.5, nel suo ultimo libro “Senza paura. Per non perdere il bello di un mondo migliore” (editore Rubbettino), Giacalone non ragiona con i gorgoglii della pancia; anzi, numeri alla mano, dimostra come molte paure collettive siano in realtà infondate. E sfata pure qualche mito.

L’IMBROGLIO DELLE SOLUZIONI SEMPLICI

La settimana scorsa Giacalone ha fatto tappa a Cesena, invitato a presentare il suo ultimo libro dall’ex parlamentare repubblicano Denis Ugolini, presidente dell’associazione culturale Energie Nuove. E da lì, dal cuore della Romagna e nella splendida cornice della Biblioteca Malatestiana, il giornalista lancia un avvertimento: “In quasi tutta Europa siamo pieni di formazioni politiche che solleticano il consenso dell’opinione pubblica lasciando credere che esistano soluzioni semplici a situazioni complesse: è un imbroglio totale, la vita è fatta di complessità”. Per questo, ragiona, “indicare dei nemici, dei totem, delle bandiere contro cui scagliarsi è un trucco vecchio come il cucco e piace molto all’opinione pubblica. Ma non è così che si svolge la vita collettiva, c’è bisogno di approfondimento”.

UN MONDO IMMERSO NELLE PAURE

Ma nel tempo in cui le riforme si annunciano con un cinguettio di 140 caratteri, è dura far digerire al popolo pensieri articolati. Il giornalista però non demorde. “Viviamo in un mondo impaurito. La paura la misuriamo in economia, nella vita civile, sull’immigrazione, nelle convivenze religiose. Ma per renderci conto di cosa ci fa paura dobbiamo partire dai dati della realtà”. E per spiegare questo concetto Giacalone riporta indietro di cento anni la lancetta dell’orologio, a quando “l’Italia entrava nella Prima Guerra mondiale e i ragazzi del ’99 chiamati a combattere avevano una probabilità piuttosto elevata di morire. Cento anni dopo ai ragazzi del ’99 la peggior cosa che gli possa capitare è essere chiamati a partire per un Erasmus. Spesso si dice che ai giovani di oggi gli lasciamo un debito pubblico enorme. E’ vero, il debito italiano è patologico e dovrebbe essere abbattuto con dismissioni pubbliche – incalza -, ma a questi ragazzi lasciamo anche un patrimonio che cento anni fa era assolutamente impensabile. Il problema è che quel patrimonio che una volta era ricchezze e sicurezza oggi è diventato un onere fiscale, e magari è stato ereditato da un giovane senza il posto fisso a tempo pieno che quel patrimonio non riesce ad alimentarlo con reddito da lavoro. Insomma, la condizione dei giovani è imparagonabilmente migliore, ma hanno più paure e insicurezze”.

LA CURVA DEL PIL SE NE FOTTE DI CHI STA AL GOVERNO”

C’è chi vede la luce in fondo al tunnel e chi vede buio pesto. Sullo stato di salute dell’economia italiana Giacalone ha le idee chiare. Prende in considerazione la curva del Pil, il crollo tra il 2008 e il 2009 e poi estrapola l’andamento di quelle imprese vocate all’export. Ebbene, queste realtà dal 2009 si riprendono. “La curva del Pil se ne fotte di chi stava al governo – sottolinea il giornalista – e l’export ci dice che l’Italia che ha colto le opportunità della globalizzazione è un’Italia estremamente reattiva. Ciò ci spiega perché rimaniamo l’ottava potenza economica del mondo. Ma purtroppo questo è solo un pezzettino di Italia, il resto del Paese va troppo lentamente”.

Allora usciamo dall’euro e rilanciamo le nostre produzioni? “Il problema non è l’euro, è restare dentro l’euro”, ribadisce Giacalone. “In questa Europa l’unica istituzione veramente europea ed europeista è la BCE. Ha funzionato e funziona bene. Gli stimoli monetari alla crescita in Italia hanno un effetto limitato rispetto agli altri Paese europei, perché abbiamo una zavorra fiscale da trascinarci dietro”.

Ma allora come si fa ad essere ottimisti? “Dobbiamo raccontare a noi stessi una storia positiva: c’è un pezzo di Italia che continua a crescere, abbiamo battuto i tedeschi nelle esportazioni Extra Ue nonostante una fiscalità più onerosa e un accesso al credito più pesante. A queste imprese e ai loro lavoratori andrebbe fatto un monumento. La delocalizzazione delle nostre realtà avviene in Polonia ed Austria, dove si pagano meno tasse e c’è meno burocrazia”.

LE COPPIE DI FATTO? UNA CRETINATA”

Il fondamentalismo religioso per Giacalone non sfonderà mai. “Il problema è l’aver dimenticato qual è la nostra superiorità, qui abbiamo messo a punto un prodotto straordinario: lo stato laico. Sviluppando il relativismo, però, dimostriamo noi di aver perso questo valore”.

L’Italia è anche il Paese dove da anni il dibattito sulle coppie di fatto tiene inchiodati i politici. La provocazione di Giacalone è che lui non vuole importare un istituto di inciviltà come la poligamia. “Le coppie di fatto sono una cretinata, esistono comunque e non c’è discriminazione. Se metti al mondo un figlio, quel figlio ha tutte le tutele di una coppia sposata. Sposarsi è una scelta. Perché mai dovrei avere un registro?”. Meglio quindi ampliare i diritti individuali, non quelli di coppia, cioè poter scegliere con chi convivere, a chi lasciare i propri beni, a chi delegare l’assistenza.

Ecco il mondo senza paure di Giacalone

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