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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

È trascorsa una settimana dalla elezione del Presidente della Repubblica e si ritorna nella” quotidianità” con le cose da fare, con i problemi vecchi e nuovi. E sì anche nuovi che sono emersi nei giorni della elezione di Mattarella. Non è semplice capire chi ha vinto o perso. Noi pensiamo che abbia vinto il Paese eleggendo una persona degna.

Ma non è così: lo scenario sembra modificato. Alleanze come il “patto del Nazareno” sembra svanire come era facile immaginare per la sua intrinseca debolezza. Un patto non per la nuova politica ma un “progetto” di vecchio regime voluto e utilizzato dai contraenti per chiudere vicende interne ed esterne senza la pretesa di una visione messianica. Superata questa fase il “vincitore” (Renzi) detta le condizioni dopo aver neutralizzato i contendenti. Non c’è nulla di normale in un Paese dove si evidenzia sempre di più l’assenza della politica.

I partiti sono sostituiti da gruppi che si compongono e si scompongono. C’è chi vaga alla ricerca di un futuro sicuro, chi si acquatta in una posizione di attesa. E pochi, sempre più pochi manifestano il proprio pensiero. Il parlamento è diventato un centro di smistamento di sfollati, di arrivi e partenze. Gli ideali da inseguire, i sogni da realizzare, le idee da difendere, la coerenza come fatto distintivo della dignità di ogni uomo sembrano espressioni antiche. Ma se questo è il nuovo tutto si complica. Le questioni dell’oggi sono le riforme: quella elettorale e quelle costituzionale. Un vero capovolgimento di principi fondamento della nascita della repubblica e sono il bagaglio culturale anche del Presidente della Repubblica. Predominano oggi gli estremismi delle posizioni espresse con sicurezza evitando l’ascolto e il coinvolgimento.

È esigua una area del centro saccheggiata da molti in cerca di avventure. Bisogna ricomporre questo spazio che è culturale e politico, un riequilibrio rispetto a diffuse insipienze. Un’area che rifugga i protagonismi e recuperi l’essenza della comunità che significa vivere, operare e decidere assieme. Bisogna ricomporre una storia di libertà altrimenti avremo il predominio degli interessi economici, della grande finanza, delle organizzazioni, più o meno coperte, sulla politica e sulle istituzioni sempre più rese inoffensive e deboli.

Altrimenti saremo costretti a vivere alla giornata e attendere da quasi estranei notizie sulle tasse che aumentano a dismisura, sulla disoccupazione (che recupera solo sulle iniziative degli stranieri), sui disservizi, su una certa gestione dell’apparato burocratico vera barriera al dispiegarsi dei diritti.

Che succede in Parlamento?

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