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Il Papa ieri mattina nella consueta omelia di Santa Marta ha toccato uno dei punti più sensibili tra i fedeli cattolici: il cosiddetto “tariffario” dei sacramenti, il prezzo più o meno imposto che qualche parrocchia è solita prevedere per amministrare battesimi, matrimoni, cresime. Una piaga che “dà scandalo”, ha tuonato Francesco. Prendendo spunto dal Vangelo del giorno, il Pontefice ha ricordato “la Scrittura dice che ‘la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladri”.

“LA LISTA DEI PREZZI IN CHIESA?, IL POPOLO SI SCANDALIZZA”

Il tema, notissimo, è quello della cacciata a opera di Gesù dei mercanti dal tempio “con la frusta”. Dal passo evangelico, ecco lo sguardo al presente: “Io penso allo scandalo che possiamo dare alla gente con il nostro atteggiamento, le nostre abitudini non sacerdotali nel tempio. Lo scandalo del commercio, lo scandalo della mondanità. Quante volte vediamo che entrando in una Chiesa, ancora oggi, c’è la lista dei prezzi. Battesimo, tanto; benedizione, tanto; intenzioni di messa, tanto. E il popolo si scandalizza”.

L’EPISODIO IN ARGENTINA

Quindi, il Papa ha raccontato un episodio risalente ai suoi primi anni di sacerdozio, in Argentina: “Una volta, appena sacerdote, io ero con un gruppo di universitari, e voleva sposarsi una coppia di fidanzati. Erano andati in una parrocchia: ma, volevano farlo con la Messa. E lì, il segretario parrocchiale ha detto: ‘No, no: non si può’ – ‘Ma perché non si può con la Messa? Se il Concilio raccomanda di farlo sempre con la Messa …’ – ‘No, non si può, perché più di 20 minuti non si può’ – ‘Ma perché?’ – ‘Perché ci sono altri turni’ – ‘Ma, noi vogliamo la Messa!’ – ‘Ma pagate due turni!’. E per sposarsi con la Messa hanno dovuto pagare due turni. Questo è peccato di scandalo”. E a questi, segretari, laici, parroci, “noi sappiamo quello che dice Gesù: “Meglio essere buttati nel mare”.

LE PAROLE DEL CARDINALE BAGNASCO

In serata, interveniva sul tema il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei: “I sacramenti non sono pagati in nessun modo. Le offerte che i fedeli intendono dare in forma libera sono un modo per contribuire alle necessità materiali della Chiesa”. I parroci, ha aggiunto il popolato, “di fronte a situazioni di impossibilità di avere un’offerta, sicuramente non rifiutano di dare alcun sacramento”. A ogni modo, “si può camminare sempre meglio per fare capire a tutti quanti che non c’è un commercio e non ci può essere un commercio tra le cose sacre, nessun tipo di compenso materiale”.

“NESSUNA CONTRAPPOSIZIONE COL PAPA”

Frasi che sembravano rappresentare una risposta alle durissime affermazioni mattutine del Papa, tanto che doveva intervenire il portavoce della Cei, mons. Domenico Pompili, a precisare che “qualsiasi lettura che contrappone le parole del presidente della Cei al Papa è fuorviante”. Su Repubblica, padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento d’Assisi, commenta: “Noi lasciamo che vi siano offerte libere. Il Papa, comunque, ha fatto bene a richiamare il fatto che la vita di noi sacerdoti e dei laici è chiamata a essere dono e servizio agli altri”.

IL CASO DI PISTOIA

Eppure, qualche caso “di scandalo” in Italia c’è stato, e anche recentemente. Come riporta il Corriere della Sera oggi in edicola, risale allo scorso giugno la lettera di un gruppo di parrocchiani di Villa di Baggio (Pistoia) a Francesco perché richiamasse all’ordine don Valerio Mazzola, reo d’aver affisso il tariffario dei sacramenti: matrimonio 190 euro, battesimo 90 euro (sconto per gemelli del 30 per cento), matrimonio riparatore 260 euro, cresima 100 euro.

LA REPLICA DEL PARROCO: “EVITO L’IMBARAZZO”

Lui, don Valerio, s’era difeso: “Mi trovavo in imbarazzo ogni volta che qualche parrocchiano mi chiedeva quanto dare per la cerimonia, così ho deciso di dare un’indicazione, pubblicamente. Non sono offerte obbligatorie, né soldi che vanno a finire nelle mie tasche. La comunità deve capire che c’è bisogno del sostegno di tutti per mandare avanti la chiesa”.

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