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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo il commento di Edoardo Narduzzi apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

Si allarga il gap che separa il pil dell’Italia dall’Eurozona. Nel terzo trimestre dell’anno solo l’economia italiana è rimasta in recessione, registrando il tredicesimo trimestre consecutivo di decrescita della ricchezza nazionale. È il risultato di tante politiche economiche sbagliate, sicuramente, ma anche della difficoltà culturale del Belpaese di comprendere come funziona il mondo globale e di riformarsi per competervi.

Tanti errori in serie che per di più segnalano ai mercati la scarsa qualità del capitale umano italiano. Il governo guidato da Mario Monti, ad esempio, aveva previsto per il 2012 una crescita del pil dello 0,3%, mentre a consuntivo c’è stato un calo del 2,4%. È come se un’impresa dicesse agli investitori che il suo fatturato crescerà nel nuovo esercizio per poi comunicare, al momento di approvare il bilancio, un calo a doppia cifra delle vendite. Per i mercati questi manager non sarebbero più credibili e l’impresa fortemente attenzionata. Il 31 luglio del 2012 lo stesso Mario Monti, allora premier, già vedeva la luce in fondo al tunnel della crisi, un concetto che ripeteva a inizio gennaio 2013. La luce, come tutti sanno, non si è ancora vista, tanto che il 2014 chiuderà con un nuovo calo del pil dello 0,4%. Il quarto anno consecutivo di contrazione della ricchezza nazionale.

Il 14 ottobre del 2013 è Enrico Letta, successore di Monti a Palazzo Chigi, a vedere nitida la luce in fondo al tunnel della crisi. Proprio in quelle settimane il suo governo aveva varato la legge di Stabilità e previsto un pil in rialzo dell’1,1% per l’anno in corso e addirittura del 2% nel 2015, previsione che su questo giornale ci permettevo di definire una favoLetta («Una favoLetta: il pil all’1,1% nel 2014 senza fare le riforme» del 31/12/2013). Altro intervento di politica economica che ha contribuito a screditare il brand Italia sul mercato degli investitori.

Dopo tanti avvistamenti, completamenti errati, di luce in fondo al tunnel della crisi per Matteo Renzi la strada è tutt’altro che facile. Gli altri Pigs possono contare, non soltanto sul vantaggio che il loro pil ha ripreso a crescere, dell’1,5% in Spagna o dell’1% in Portogallo, ma anche su una comprovata capacità dei governi di centrare gli obiettivi annunciati adottando le opportune riforme. Rassicurare i mercati che chi è al volante non dà numeri al Lotto sul pil vale, in tempi di globalizzazione, molto più di quanto non si pensi solitamente. Per questa ragione il +0,6% di crescita del pil messo nero su bianco dal premier con l’ultima legge di Stabilità è la linea Maginot dell’economia italiana. Se anche il 2015 dovesse chiudersi con un segno meno o con zero crescita, allora nessuna via di fuga esisterà più per evitare un nuovo downgrade del rating e la Troika a Roma.

Ecco perché Renzi rischia di essere rottamato

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