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Anche Palazzo Chigi segue con attenzione il dossier Metroweb. La strategicità della società della fibra ottica milanese, con programmi di espansione nelle principali città italiane, è tale per lo sviluppo della banda larga in Italia – su cui il governo ha in corso una consultazione pubblica per un piano in fieri – che sulla società si stanno concentrando le attenzioni di Telecom e Vodafone oltre che delle istituzioni.

Gli occhi sono puntati sulla quota di controllo di Metroweb che F2i, il Fondo Italiano per le Infrastrutture partecipato dalla Cassa depositi e prestiti (e controllato da banche e fondi), mira a dismettere, seppur Renato Ravanelli (in foto), nuovo amministratore del Fondo, abbia dichiarato di non avere particolari intenzioni di liquidare, né di subire pressioni per farlo.

LA POSIZIONE DELL’ESECUTIVO

Ma allo scenario di un acquisto delle quote di Metroweb da parte di Telecom Italia potrebbe esserci un’alternativa. Significative sono a riguardo le parole di Raffaele Tiscar, vice segretario generale di Palazzo Chigi, alla presentazione del piano sulla banda ultra larga tenuta ieri allo studio legale Nctm: “Non è vero – ha detto Tiscar – che non c’è alternativa alla concorrenza infrastrutturale. Le risorse possono essere ottimizzate realizzando un’unica infrastruttura. Non mi si dica che non c’è una logica economica nel creare più infrastrutture in un Paese che non può permettersi un tale spreco di risorse. E’ interesse del Paese dotarsi di una infrastruttura e non esaudire le strategie arzigogolate del singolo operatore che cerca di sopravvivere alle scelte intervenute nel passato”.

Riguardo all’ipotesi di un possibile ingresso di Telecom o Vodafone in Metroweb, il vicesegretario generale della presidenza del Consiglio ha osservato che “sono questioni che esulano dal piano, ma sarebbe meglio uno strumento partecipato da più operatori”.

IL RUOLO DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI

In questo progetto sistemico un ruolo importante potrebbe essere svolto dalla Cassa Depositi e Prestiti. Metroweb è controllata da F2i (53,8%) e dal Fondo strategico italiano (46,2%) rispettivamente partecipato e controllato da Cdp. Ma in ballo c’è anche la possibilità che possa essere proprio la società controllata dal Tesoro a rilevare le quote di Metroweb in vendita da parte del fondo F2i, in vista di una soluzione di sistema che raccolga tutti gli operatori in una società per la rete in fibra ottica.

ALCUNI OSTACOLI

A frenare su questa possibilità è stato in più occasioni il presidente di Cdp, Franco Bassanini, per il quale un possibile acquisto da parte di Cdp della quota di Metroweb in capo a F2i “allo stato delle norme non è possibile da realizzare”: “E’ un fondo di investimento chiuso, non possiamo farlo e quindi non va considerata l’ipotesi”, ha detto due giorni fa Bassanini a margine di un convegno.
Ma secondo indiscrezioni raccolte da Formiche.net, Palazzo Chigi potrebbe essere già alla ricerca di modifiche normative in grado di consentire tale operazione, che risulterebbe comunque propedeutica alla soluzione sistemica annunciata da Tiscar, che prevede il successivo ingresso in Metroweb dei principali attori del settore telefonico per dare vero impulso allo sviluppo della fibra ottica.

UN’ALTRA IPOTESI

E se invece F2ì decidesse di non vendere le sue quote in Metroweb? “F2ì potrebbe decidere di non uscire da Metroweb , ma di lasciarsi diluire per consentire l’ingresso di altri azionisti che apportino capitale per sviluppare la rete in fibra”, ha scritto oggi Antonella Olivieri sul Sole 24 ore. La partita, dunque, continua.

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