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E’ la Siria l’incrocio che sta bloccando la diplomazia mondiale in Medio Oriente. Il destino di Assad sembrava già segnato molti mesi fa per mano di Turchia e Qatar e con il via libera degli Usa. Il veto della Russia e dell’Iran, sostenuto in modo determinante dalla Santa Sede, bloccò l’inizio dei bombardamenti. La lotta a Daesh era divenuta la priorità e il Vaticano aveva avuto gioco facile a dimostrare come il fronte anti Assad fosse pervaso da una presenza inquietante di gruppi terroristici.

Ora, il quadro si presenta nuovamente in movimento. La Russia è più debole, i negoziati con l’Iran sono temporaneamente sospesi e la Turchia (alleato Nato) si presenta quale soggetto più forte, cruciale per gli attacchi in Iraq e politicamente centrale grazie alle visite del generale Allen, del vicepresidente americano Biden, del Santo Padre e ieri di Putin.È evidente che la macchina per eliminare Assad si è rimessa in moto. Obama stesso conferma l’obiettivo senza considerare che proprio le vicende di Damasco hanno fatto da sfondo agli attriti sempre più espliciti fra Casa Bianca e Pentagono.

Nella sua visita pastorale Papa Francesco non ha parlato esplicitamente del dossier che verosimilmente però è stato oggetto di briefing fra la Segreteria di Stato ed Ankara. Esiste già una road map condivisa? È stata già immaginata una soluzione condivisa fra tutti gli attori regionali o simo in presenze di nuove fughe in avanti pronte ad essere stoppate? E, in tutto questo, quale è il ruolo dell’Europa e dell’Italia? Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sicuramente è dentro il circuito dei contatti che contano: d’altronde, se la nostra priorità è la Libia, dobbiamo essere consapevoli che senza chiarezza sul futuro della Siria difficilmente la comunità internazionale sarà disponibile ad aprire il fascicolo Tripoli.

Occhio, dunque, agli incroci pericolosi in Medio Oriente. Tante volte, troppe, anche recentemente, il cattivo funzionamento dei semafori ha provocato terribili incidenti.

siria, assad, aleppo

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