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L’intervento pubblico più recente risale a un’intervista rilasciata al Messaggero oltre una settimana fa. Nella quale Emma Bonino rilancia l’impegno per una moratoria delle esecuzioni capitali in tutto il mondo all’indomani della condanna a morte in Iran di Rehyaneh Jabbari, la giovane di 26 anni che aveva ucciso il proprio aggressore reagendo a un tentativo di stupro. Condanna che a suo giudizio non deve ostacolare il negoziato con il regime di Teheran in tema di ricerca nucleare.

L’esilio di Emma

Ma l’ex capo della Farnesina appare sempre più lontana, almeno fisicamente, dalla vita dei Radicali Italiani. Al punto che, per la prima volta in una storia di militanza che nasce nel 1974, non ha preso parte al Congresso annuale del movimento di Torre Argentina celebrato a Chianciano Terme nel fine settimana.

L’ex responsabile degli Affari esteri non ha addotto motivazioni ufficiali per la defezione. È vero che la mancata riconferma al governo ad opera di Matteo Renzi ha provocato in lei profonda amarezza, riassunta nella volontà di “riflettere e stare un po’ con me stessa”.

Una reazione simile a quella che la portò, a seguito della disfatta elettorale del 2001, a un “volontario esilio” al Cairo per conoscere la cultura e la lingua araba. 

Impensabile un futuro al Quirinale

Bonino ritiene preferibile portare avanti le storiche campagne liberali e radicali rivestendo ruoli istituzionali soprattutto a livello europeo e di Nazioni Unite. Responsabilità che la videro protagonista nel corso degli anni Novanta nella veste di Commissario Ue per gli interventi e aiuti umanitari, i diritti dei consumatori e la pesca.

E che oggi è più complicato ricoprire, a causa dell’estrema freddezza di rapporti con il premier. Il quale non l’ha presa mai in considerazione per la carica di Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza europea o di nuovo segretario dell’Alleanza atlantica.

È per questa ragione che, al contrario del 1999, una ricandidatura di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica appare remota. Nonostante resti la figura femminile che riscuote il più alto gradimento nell’opinione pubblica secondo tutte le rilevazioni demoscopiche.

Una rottura in arrivo?

L’impronta nettamente “istituzionale” che ne ha contraddistinto l’iniziativa politica ha sempre marcato una differenza di approccio e di personalità rispetto a Marco Pannella. Con cui, almeno fino ad oggi, il sodalizio rimaneva inossidabile. “Ho sempre voluto ragionare – ha spesso spiegato Bonino – sulle proposte e le iniziativa lanciate da Marco. E ogni volta ho trovato motivi forti e persuasivi per condividerle”.

Il 2014, tuttavia, ha registrato forse per la prima volta una differenza di letture e punti di vista sulla strategia politica della galassia radicale e sul rapporto con la realtà italiana. Tanto da far temere a militanti e “radicali storici” il consumarsi di una clamorosa rottura.

Il conflitto sullo sciopero della sete

Ad aprile Pannella promuove un drammatico sciopero della fame e della sete per richiedere l’avvio del dibattito e la decisione del Parlamento su un provvedimento di amnistia per liberare le aule di giustizia dalla montagna di arretrati e affrontare il problema del sovraffollamento carcerario. È costretto al ricovero in ospedale ove riceve la telefonata sorprendente di Papa Francesco che gli esprime comprensione e vicinanza per la battaglia intrapresa.

Bonino, che in precedenza ha informato la Santa Sede e il Pontefice riguardo lo stato di salute del leader radicale, manifesta in una vivace riunione della Direzione radicali il suo profondo dissenso rispetto all’iniziativa non violenta. La quale ai suoi occhi produrrà soltanto effetti nocivi per Pannella senza trovare ascolto e sbocco costruttivo nelle istituzioni.

L’ex titolare della Farnesina non esita a scontrarsi con la segretaria del partito Rita Bernardini e con i dirigenti più in sintonia con il leader storico. Convinti invece che l’arma del digiuno e dei ricorsi alla giustizia europea e internazionale costituiscano l’unica strada per rompere il silenzio informativo e aprire spazi di conoscenza per le campagne a favore dello Stato di diritto in Italia.

L’appello di una radicale storica

Ad agosto la presidente di Radicali Italiani Laura Arconti scrive sul quotidiano Garantista diretto da Piero Sansonetti una lettera aperta all’ex capo della Farnesina dal titolo “Messaggio in bottiglia per Emma”. Articolo nel quale mette in rilievo la latitanza di Emma Bonino dagli incontri e assemblee di Torre Argentina, tranne che per la presentazione del Rapporto 2014 di “Nessuno tocchi Caino” e per un convegno sull’adesione della Turchia all’Unione Europea.

La novantenne Arconti ricorda il “gesto vergognoso e sleale della sua sostituzione al Ministero degli Esteri” e la invita a tornare a partecipare alla vita di un partito che può esserle prezioso e necessario. “Esigenza tanto più avvertita ora che l’attività politica radicale è ignorata, cancellata, annullata dall’ostracismo dei media”.

Una differenza dolorosa

Richiamo cui Emma, almeno in via ufficiale, non risponde. E che viene ripreso a fine ottobre da Marco Pannella nel corso della conversazione settimanale su Radio Radicale con Valter Vecellio.

Il politico abruzzese rimarca l’assenza di Bonino dall’iniziativa di lotta sul fronte giustizia: “Evidentemente Emma ritiene che vi siano altre vie d’uscita. Ma non riusciamo a sapere quali”.

Poi mette in risalto la “diversità dolorosa” degli ambienti frequentati: “Le persone che io incontro nelle strade, dove vivo come sempre, difficilmente possono incontrare Emma”.

Fuga verso il Pd?

Negli stessi giorni infine è emerso, grazie a un articolo scritto sul Foglio da Michele Masneri, un ulteriore elemento rivelatore del fossato che si sta approfondendo nell’universo radicale. Lo storico portavoce di Bonino Filippo di Robilant era impegnato ai tavoli della Leopolda di Firenze a discutere con gli aderenti del Partito democratico su Medio Oriente e Califfato.

A riprova della forza di attrazione che il Pd di Renzi riesce a esercitare verso una parte significativa della galassia liberale-libertaria. Soprattutto in Piemonte. Lo confermano l’interlocuzione promossa con slancio dai responsabili locali dei Radicali Igor Boni e Giulio Manfredi. E la fortunata candidatura dell’ex presidente nazionale Silvio Viale nelle liste del Nazareno alle elezioni comunali di Torino nel maggio 2011.

Gesti e posizioni difficilmente compatibili con chi – Pannella e Bernardini in testa – hanno più volte bollato l’esperienza politica di Renzi come “frutto del regime partitocratico e oligarchico italiano”.

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