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Una nuova difesa sempre più unmanned e sempre più autonoma. In uno dei suoi ultimi atti prima della sua formale dissoluzione, il governo di Sir Keir Starmer ha presentato il nuovo Defence Investment Plan (Dip), documento che definirà gli investimenti militari del Regno Unito per il prossimo decennio. E che mette subito in chiaro la traccia da seguire: 5 miliardi di sterline, soltanto nei prossimi quattro anni, nello sviluppo e nell’integrazione di droni e tecnologie autonome, il più grande stanziamento mai destinato dal Regno Unito a questo settore. L’obiettivo è costruire una forza militare sempre più integrata, nella quale piattaforme tradizionali e sistemi autonomi operino congiuntamente nei domini terrestre, navale e aereo.

Il piano interessa trasversalmente tutte le Forze armate. La Royal Navy avvierà la trasformazione verso una “hybrid navy”, una flotta in cui navi da guerra convenzionali opereranno insieme a imbarcazioni senza equipaggio e sistemi basati sull’intelligenza artificiale. Il programma prevede inoltre la costruzione di almeno sei nuove unità navali progettate fin dall’origine per impiegare droni e mezzi autonomi, sostituendo i precedenti piani di rinnovo della flotta.

Anche l’Esercito beneficerà di nuovi investimenti, con un primo finanziamento di 50 milioni di sterline destinato allo sviluppo di droni e veicoli terrestri senza equipaggio. La Royal Air Force, invece, accelererà i programmi dedicati ai velivoli autonomi, con l’obiettivo di sviluppare futuri caccia senza pilota e mettere in servizio già nel 2026 un nuovo sistema di droni per la guerra elettronica. Tra i progetti finanziati figura anche il centro di sperimentazione sui droni inaugurato a marzo a Swindon, che il Ministero della Difesa definisce il più grande d’Europa, oltre alla creazione di una task force dedicata allo sviluppo delle tecnologie autonome.

Secondo il nuovo segretario alla Difesa Dan Jarvis, “il carattere della guerra sta cambiando rapidamente”. L’esperienza maturata in Ucraina e nei recenti conflitti in Medio Oriente, sostiene il ministro, dimostra che i sistemi senza equipaggio stanno ridefinendo il modo di combattere e che il Regno Unito deve investire ora per mantenere un vantaggio tecnologico sui propri avversari.

Il Defence Investment Plan avrebbe dovuto vedere la luce già lo scorso autunno, ma per mesi il Ministero della Difesa e il Tesoro si sono scontrati sulle risorse da destinare al programma. Le tensioni hanno avuto anche conseguenze politiche. All’inizio del mese si è dimesso il precedente segretario alla Difesa John Healey, giudicando insufficiente il livello degli investimenti previsti. Pochi giorni dopo ha lasciato l’incarico anche il ministro delle Forze Armate Al Carns, secondo il quale il piano non era abbastanza ambizioso rispetto alla velocità con cui sta evolvendo la guerra contemporanea. Le critiche non sono cessate neppure dopo la pubblicazione del documento. Il generale Sir Richard Barrons, tra gli estensori della Strategic Defence Review del 2025, ha definito il piano un passo nella giusta direzione, ma ha avvertito che serviranno investimenti ancora maggiori se il Regno Unito vorrà dotarsi di capacità realmente adeguate alle nuove minacce.

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