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Stati Uniti e Venezuela, atto secondo. A sette mesi dall’improvvisa apertura del mercato del petrolio, proprio per mano di Washington, il governo di Delcy Rodriguez è pronto a stringere nuovamente i bulloni. Il successore di Nicola Maduro ha infatti tenuto in queste ore un incontro di alto livello con una delegazione ufficiale del Dipartimento di Stato e del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. L’obiettivo dell’incontro era quello di elaborare un accordo economico che rafforzi quelli già esistenti in settori quali commercio, finanza ed energia. Si è discusso, stando alla nota ufficiale del governo di Caracas, anche della stabilità del mercato energetico e della riattivazione dei meccanismi finanziari per lo sviluppo socioeconomico del Paese.

Rodriguez ha inteso in tal senso promuovere relazioni che favoriscano la stabilità macroeconomica del Venezuela. Nel dettaglio, la delegazione statunitense era guidata dal Vice Segretario Aggiunto per gli Affari Finanziari Internazionali del Dipartimento del Tesoro, Jonathan Greenstein, e dal Vice Segretario Aggiunto per il Finanziamento del Terrorismo, Jonathan Burke. Rodriguez era invece accompagnata dal Vice Presidente per l’Economia e le Finanze, Calixto Ortega, e dal ministro degli Affari Esteri e del Commercio Internazionale, Félix Plasencia e dal presidente della Banca Centrale del Venezuela, Luis Pérez.

Ora, l’incontro si è concentrato sulla stabilizzazione del mercato energetico e sulla riattivazione dei meccanismi finanziari tra i due Paesi, in un contesto in cui i prezzi del petrolio sono in aumento a causa del blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall’Iran, mentre altri flussi di greggio si stanno spostando altrove, come dimostra il passaggio della raffineria georgiana di Kulevi al petrolio kazako e libico. Il Venezuela, giova ricordarlo, possiede le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo, ma la sua produzione rimane ben al di sotto dei livelli storici.

La produzione supera di poco 1 milione di barili al giorno, rispetto agli oltre 3 milioni di barili al giorno di quasi vent’anni fa. Anche e non solo per questo, da gennaio, Washington ha gradualmente allentato queste misure, che includevano, dal 2019, un embargo che impediva il commercio di petrolio greggio venezuelano. Gli Stati Uniti, tuttavia, mantengono il controllo sulle tempistiche e sulle autorizzazioni concesse. Caracas sta anche cercando di ristrutturare il proprio debito estero al fine di riaprire gli orizzonti per gli investimenti e sostenere la ripresa economica del Paese.

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