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Il commento che Barroso, a fine mandato, ha riservato alla pubblicazione della lettera destinata all’Italia lascia ben sperare per il futuro dell’Unione Europea. Non solo, l’autogol ha dato il là a un serio e doveroso appunto del nostro primo ministro, che ben sappiamo e dovrebbero sapere tutti i leader e i loro spin doctor, sulla comunicazione non ha pari in Europa. La lettera è stata pubblicata dal Financial Times e il rimprovero al governo italiano pare fuori luogo.

Renzi ha messo in rilievo due dettagli particolari nei suoi comunicati. Il primo è quello della provenienza della lettera, pubblicata dalla redazione di Bruxelles del FT; il secondo, che la nuova missione dell’Italia presso l’UE sarà legata alla trasparenza degli atti e alla pubblicazione dei costi delle strutture europee.

La stizza di Barroso contro il governo italiano non trova spiegazioni soddisfacenti, se non nel lasciare il campo al dubbio che sia stato qualcuno del nostro governo a fornirlo a FT. L’attacco ingiustificato e diretto al governo porta ad una domanda inquietante: ma Barroso come fa a dubitare della condotta italiana? Possiede strumenti d’intelligence presso la Commissione cui noi non siamo al corrente oppure usa la disinformazione per screditare il Presidente di turno del Consiglio Europeo? Se non si farà chiarezza sull’attacco istituzionale inaudito, sino ad oggi, nei confronti di un rappresentante dell’Unione alla vigilia di un vertice non comprenderemo la gravità e il giusto peso da attribuire alle parole dette o malcelate.

Che la trasparenza non sia il piatto forte di Bruxelles lo sapevamo da tempo, certo che lasciare il fianco scoperto a Renzi sugli sprechi e i budget delle strutture comunitarie è stato e sarà il peggiore boomerang per i baroni e i tecnocrati della mastodontica organizzazione della UE. La promessa sulla trasparenza degli atti mieterà vittime eccellenti, a partire dal partito del rigore e del deficit per finire alle consulenze ed alle allegre gestioni dei programmi comunitari in hotel 5 stelle, banchetti, trasporti e spese variee in giro per l’Europa a carico degli stati membri, di cui ricordiamolo, l’Italia è il secondo contributore diretto.

Noi i compiti, pur tra mille difficoltà, li stiamo facendo. Inizi l’Unione a dimostrare, che sulla trasparenza e sugli standard ha speso milioni in conferenze e convegni, cosa ne fa dei soldi dei cittadini europei e quale piano intende adottare per far fruire a tutti coloro che se ne volessero leggere i particolari dei bilanci della Commissione tutta, della Presidenza del Consiglio ed infine, quella dei fondi riservati a Barroso per raccogliere le informazioni.

Nel caso in cui sia stato una qualsiasi istituzione UE o l’Europol a fornire tali prove che se ne assumano la responsabilità di renderlo pubblico, altrimenti Barroso taccia e chieda scusa al nostro Primo ministro e a tutti gli italiani che lo mantengono li, ancora per 17 giorni.

Le premesse per Juncker ci sono tutte, EU Open Data Day, asap…

I compiti a casa ora li faccia Bruxelles

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