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Era successo durante le proteste a piazza Tahrir al Cairo nel 2011, a Taksim a Istanbul nel 2013 e per le strade di Caracas nel 2014: la tecnologia è stata al servizio delle rivolte. I manifestanti hanno usato una nuova applicazione, Zello, una specie di walkie-talkie per smartphone che permette in modo semplice e istantaneo di gestire conversazioni pubbliche e private con la voce in diretta via Bluetooth. Ora questo accade anche a Hong Kong.

CONTRO LA CENSURA

Zello e altre nuove applicazioni di comunicazione alternativa hanno spopolato anche durante la rivolta nella città asiatica. Inizialmente le proteste sono state organizzate sui social network più conosciuti: Twitter, Facebook, Instagram. Ma dopo che è arrivata l’attenzione della comunità internazionale e la stampa, la Cina ha bloccato le comunicazioni. Molti messaggi su Sina Weibo, il Twitter cinese, sono stati censurati. Secondo la Bbc, il governo di Hong Kong voleva spegnere il segnale delle reti telefoniche della città.

IL SUCCESSO DI FIRECHAT

Di fronte alla possibilità di ritrovarsi disconnessi, in un giorno 100mila persone hanno scaricato a Hong Kong l’applicazione Firechat. Un nuovo utente ogni secondo. Così, anche senza internet o segnale telefonico, sarebbe stato possibile comunicare usando la tecnologia Bluetooth dello smartphone. Firechat è stato molto usato durante le proteste a Taiwan e in Iran.
Oltre a Firechat ci sono altre applicazioni da utilizzare senza l’ausilio della Rete che forse riusciranno a scavalcare la censura. Si tratta di Silent Voice, Silent Text, Open Garden e Freenet. Inoltre, il sito Occupier HK mostra i messaggi inviati online su uno schermo nel centro di Hong Kong.

LE REAZIONI DI PECHINO

Secondo Businessweek, il governo di Pechino sta studiando il modo di bloccare queste opzioni comunicative. Spie cinesi stanno cercando di infiltrare un software negli iPhone e dispositivi Android dei manifestanti. Un attacco con il quale si cercherà di fare saltare le capacità di collegamento dei telefoni. Lacoon, una società di sicurezza, sostiene che è un attacco molto complesso e difficilmente andrà a buon termine. “Questi attacchi che colpiscono sia iOS sia i dispositivi Android sono rari. Potrebbero essere condotti solo da grandi organizzazioni o Stati”, ha scritto uno dei ricercatori di Lacoon ieri sul suo blog. “Il fatto che questo attacco venga utilizzato contro i manifestanti ed eseguito da aggressori di lingua cinese suggerisce che sia legato all’attività cyber del governo cinese”.

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Ecco le novità tecnologiche della rivolta a Hong Kong

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