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Non solo noia, ieri sera in tv, saltabeccando fra un Ballarò e un Dimartedì. Nella nuova trasmissione di Giovanni Floris su La7, ad esempio, ieri sera per un paio di minuti è stato possibile assistere a un istruttivo e garbatissimo battibecco indiretto fra un banchiere-imprenditore, Luigi Abete, e un ex banchiere-ex manager-ex ministro, Corrado Passera. Due personalità che non dovrebbe pensarla troppo diversamente sulla politica economica e sul governo Renzi.

Ma Passera è ormai calato nel ruolo di aspirante anti Renzi, in qualità di leader del neonato movimento Italia Unica, e forse anche per questa sua aspirazione politica non fa sconti a Renzi: riforma pasticciata del Senato, la legge elettorale in cantiere è un pastrocchio, il bonus di 80 euro è servito a nulla, non c’è quello choc fatto di tagli alla spesa e di riduzioni fiscali che serve all’Italia, è stata la sintesi del Passera-pensiero che si può ritrovare più ampiamente nel suo libro e che sta presentando in tutt’Italia.

Quando ha avuto la parola, Abete – presidente di Bnl e presidente di Febaf, la federazione delle imprese bancarie, assicurative e finanziarie – pur senza menzionare Passera, ha detto: “Sento troppo pessimismo”. Poi Abete ha elencato in sintesi tre buoni atti del governo Renzi. Primo: il bonus 80 euro. Non ha avuto effetti? Per Abete se non ci fosse stato il bonus a oltre 10 milioni di persone, i consumi sarebbero andati peggio e comunque il bonus avrà effetto nei prossimi mesi. Seconda buona azione del governo Renzi: la mobilità quasi obbligatoria per i dipendenti statali, come previsto dalla riforma Madia. Terzo atto positivo di rilevante impatto: il decreto Poletti. Eh sì, perché mentre ci si trastulla con l’articolo 18 fra decretini minacciati ed emendamenti concordati che fanno imbufalire la Cgil, un decreto del governo Renzi firmato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha di fatto reso più semplice le proroghe per i contratti a tempo determinato.

Conclusione: le tesi di Passera e le parole di Abete sono significative di come la possa pensare una parte di opinione pubblica e della differenza che passa tra proposte dirompenti e forse un po’ troppo ottimistiche e azioni riformiste di poca o nulla coloritura ideologica, anzi forse più di centrodestra che di centrosinistra. O no?

Le tesi di Passera e la lezione di Abete

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