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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Idee, proposte e direttrici di marcia che non siano solo mappe politiche sulla carta. Il prossimo autunno sarà caratterizzato da una serie di iniziative politiche di quanti, riconoscendosi nel popolarismo, si interrogano su quale potrà essere il futuro di chi ritiene opportuno dar vita a qualcosa di alternativo a Renzi e al suo Pd.
L’evoluzione di questa forza politica richiede necessariamente anche un ripensamento da parte di tutti coloro che sentono la necessità di riproporre valori, identità, proposte non ricollegabili alla tradizione della sinistra italiana. Uno sforzo certamente difficile per le disarticolazioni esistenti attualmente in tale spazio politico, ma esaltante perché al servizio dell’Italia.

Non solo le iniziative già annunciate come la Leopolda di centrodestra che si terrà a Milano, ma mi riferisco a tutte quelle pulsioni di neuroni che si scorgono all’orizzonte politico italiano. A Matera il 3 e il 4 ottobre i Popolari propongono “Una coscienza inquieta per l’Italia” con l’obiettivo di stimolare dibattiti e domande, possibilmente scomode. Inquieti, quindi, perché curiosi e propositivi.
“Realizza buoni esempi – scrisse Pitagora – sarai esentato dallo scrivere buone regole”. La politica italiana ha bisogno non solo di promesse, annunci e litanìe da salotti televisivi, ma di programmazione, lungimiranza e aperture.

L’Italia necessita di un suo Rinascimento morale, ideale, politico, quale premessa fondamentale e prioritaria a qualsiasi prospettiva di ricrescita economica. Senza la presa di coscienza della legalità quale condizione del vivere civile; senza una visione di solidarietà nella convivenza; senza una cultura strategica per affrontare i grandi temi proposti dai cambiamenti geopolitici in atto nel mondo intero; senza comprendere che la globalizzazione non solo economica in veste culture, religioni, assetti istituzionali assolutamente diversi e spesso in contrasto tra loro; senza tutto questo non si va da nessuna parte.

Un Paese come il nostro che deve ritrovare una dignità nazionale e internazionale ha bisogno di una classe dirigente adeguata, capace, professionalmente all’altezza delle sfide contemporanee. Tutto questo non lo si recupera solo con esaltazioni anagrafiche che spesso sono vuote di ideali e contenuti. Lo sforzo, che a Matera chiederemo, è mettere insieme esperienze, certo nuove, ma ricollegate a quella parte nobile del passato che non può semplicisticamente e strumentalmente essere rinnegato.

Disconoscere il passato significa non costruire il futuro. Noi Popolari, tutti insieme, con umiltà e determinazione, evitando aprioristiche discriminazioni o volontà egemoniche degli uni sugli altri, aperti alla società civile, sapendo mettere in gioco anche noi stessi, abbiamo il dovere quantomeno di gettare le basi per un futuro migliore da offrire alle nuove generazioni.
Matera non sarà una sorta di Todi 3, ma andrà oltre. Il riferimento è a spunti innovativi che, pur non negando i valori di cui siamo consapevoli, aprano alle tematiche che gioco-forza oggi sono sul tavolo della nuova politica. Un ruolo di primo piano lo avranno l’energia e l’ambiente, oggetto di attenzione da parte di tutti i governi mondiali a salvaguardia dell’intero globo terrestre. Anche ai fini di un’efficace politica di ripresa economica, gli investimenti da dedicare ad iniziative green (non ultima una mobilità per auto pubbliche elettriche nei centri cittadini) saranno il futuro della politica valoriale alla quale anche l’Italia dovrà porre la massima attenzione.

Uno sforzo anche nella direzione di un nuovo glossario – certamente popolare – che fin qui tutti abbiamo conosciuto, ma nel tentativo di sperimentare, anche comunicativamente, un approccio ai nuovi temi che l’agenda europea non può non avere come priorità.

Potito Salatto
Vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia

Perché noi Popolari ricominciamo da Matera

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