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Rafforzamento del patto di sindacato. E’ uno degli obiettivi enunciati dal nuovo presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich, che è stato eletto dall’ente senese al posto della dimissionaria Antonella Mansi.

Un obiettivo forse scontato, oppure di secondo piano, rispetto agli altri dossier che attendono il compassato Clarich, docente all’università Luiss, esperto di diritto amministrativo e autorità indipendenti, gradito anche alla Banca d’Italia visti anche i suoi incarichi commissariali in alcune banche su indicazione dell’Istituto governato da Ignazio Visco. Clarich ha ottenuto l’appoggio dei rappresentanti sia del Comune che della Provincia di Siena ai vertici della Fondazione.

Eppure quel “rafforzamento del patto di sindacato”, sottolineato ieri nel corso della sua prima conferenza stampa, può implicare novità rilevanti per la fondazione in rapporto con gli altri soci (il gruppo Fintech e il fondo Btg Pactual) con cui la fondazione Mps ha stretto appunto un patto di sindacato che prevede per i due soci esteri un rappresentante ciascuno nel cda della banca presieduta da Alessandro Profumo e guidata dall’amministratore delegato, Fabrizio Viola. Impegno non ancora rispettato, visto che la fondazione Mps ha 4 membri del board mentre Fintech e Btg non hanno ancora un rappresentante del cda di Mps e per questo Fintech e Btg hanno mostrato stupore e disappunto in una lettera datata 31 luglio inviata ai vertici della Fondazione Mps.

Quale frase pronunciata da Clarich (“rafforzamento del patto di sindacato”) indica una direzione di marcia che è auspicata da molti a Siena con l’obiettivo di non perdere peso e ruolo nell’azionariato della banca. Non solo: secondo alcune indiscrezioni che giungono da ambienti del Pd senese, quella impostazione implica anche a livello strategico che l’alleanza stretta con i soci esteri attuali (Fintech e Btg) non può essere ritenuta a lungo termine.

Interpretazione non collimante con le parole di Clarich? Non del tutto. Infatti ieri il presidente della Fondazione Mps ha aggiunto parole non lontane da queste aspirazioni: “Il nostro obiettivo è consolidare le alleanze ed estenderle anche ad altri soci rilevanti della banca”, ha detto Clarich. Parole di un tecnico e accademico slegato da appartenenze di alcun genere tra cui quelle politiche – come ha sottolineato con orgoglio ieri il successore dell’industriale Mansi alla presidenza della Fondazione- che combaciano con attese e desiderata di ambienti politici senesi – a partite da quelli del Pd – i quali non hanno visto con eccesso di entusiasmo l’intesa con i soci esteri; intesa che ha peraltro consentito sia alla fondazione che alla banca di uscire in parte dalle secche di una situazione barcollante, una sorta di scommessa vinta da Mansi.

Fondazione Mps, ecco progetti e problemi del nuovo presidente Clarich

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