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La revisione dei criteri Istat per il calcolo del PIL porterà necessariamente ripercussioni sugli indicatori di finanza pubblica sia per quanto riguarda il deficit e il debito, in particolare per quanto concerne il rapporto debito/PIL.

In particolare se la revisione facesse salire il PIL del 2%, il rapporto deficit/PIL scenderebbe dello 0,1% mentre il debito/Pil calerebbe in maniera più sostanziale, di 2,6-2,7 punti se ci si trova al 135%. Il motivo dell’effetto amplificato sul rapporto debito/Pil è che tale rapporto è in Italia superiore al 100%. Ne consegue che il rialzo del PIL per una data percentuale abbatte in misura più che proporzionale il debito/PIL.

Questi effetti sono evidentemente rilevanti per la stesura del DEF. Essi, insieme alla minore spesa per interessi rispetto alle precedenti previsioni governative, vanno in qualche misura a contrastare il peggioramento dei conti pubblici indotti dall’azzeramento della crescita reale del PIL (dallo 0,8% previsto) e dalla caduta dell’inflazione (0,3-0,5 punti in meno rispetto alle precedenti previsioni governative).

Non è del tutto chiaro il motivo della posticipazione del DEF, visto che l’Istat aveva deciso di anticipare la data di diffusione dei nuovi conti proprio per consentire la predisposizione dei documenti programmatici del governo secondo le previste scadenze. Se comunque lo slittamento del DEF è utile per elaborare in modo più preciso e informato il nuovo scenario, allora ben venga.

istat, disoccupazione, crescita

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