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Vi segnaliamo uno sfizioso retroscena comparso ieri sul Messaggero circa la strada per ottenere la concupita flessibilità nel percorso verso il conseguimento degli obiettivi europei del bilancio pubblico italiano. Non è realmente nulla di inedito, come vedremo, ma giunti a questo punto farebbe lievemente a cazzotti con i recenti proclami del premier.

Nel retroscena, a firma di Alberto Gentili, si parla di un ipotetico “piano italiano”, messo a punto dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in cui

[…] dovranno essere l’Ecofin e poi il Consiglio europeo a stabilire le riforme «che devono essere considerate prioritarie» e a indicare «gli incentivi» per quegli Stati che le attuano – sotto monitoraggio europeo – «in modo coordinato»: più o meno la «cessione di sovranità» invocata da Draghi. L’incentivo cui punta Renzi, prontissimo a giocarsi anche la carta della riforma del lavoro e dell’articolo 18, è quello di avere più margini per la riduzione del deficit e del debito. Obiettivo: allontanare il pericolo di una procedura d’infrazione e lo spettro della Troika

Quando diciamo che questo piano non è inedito ci riferiamo ai reiterati riferimenti di Renzi, da quando ha messo piede a Palazzo Chigi, ai famosi accordi o contratti bilaterali con la Commissione Ue, in cui si ottiene flessibilità in cambio di realizzare riforme sotto dettatura.

Il punto è che siamo del tutto certi che, nella vispa testolina di Renzi, il piano doveva svolgersi come segue: proclamazione delle riforme da parte di Roma, ottenimento di tutte le deroghe del caso da parte di Bruxelles (una cosa del tipo: “Bravo, figliolo, procedi pure e chiama quando hai fatto”). Allo stesso modo in cui non ci sentiremmo di escludere che l’insistenza di Renzi sugli “accordi bilaterali” sia in qualche modo frutto del “suggerimento” di Padoan, avanzato praticamente dal momento in cui l’esecutivo ha preso vita. Solo che abbiamo il timore che, tra premier e ministro dell’Economia, l’interpretazione delle modalità operative di questo piano sia stata da subito divergente.

Se le cose andranno come scrive Gentili, avremo invece la famosa cessione di sovranità alla Commissione, senza formale intervento della Troika ma con un esecutivo che scrive sotto dettatura per ottenere il rinvio di un paio d’anni del pareggio strutturale di bilancio. Che per i proclami di Renzi subito dopo il “suggerimento” di Mario Draghi, non sarebbe male ma soprattutto realizzerebbe quello che da questi pixel vi diciamo da quando Renzi è entrato trionfalmente a Palazzo Chigi. Ma la spiegazione, in modalità Orwell, è già pronta e ve la segnala lo stesso Gentili: “Abbiamo evitato lo spettro della Troika”. Dichiariamo vittoria ed annunciamo la resa. L’esito finale sarebbe identico ma sono dettagli…

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