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I Paesi del nord Africa sono riuniti oggi in Egitto per trovare una soluzione alla crisi politica e sociale che affligge la Libia.

I Paesi che confinano con Tripoli sono sempre più preoccupati delle conseguenze che un’escalation della violenza potrebbe avere nei loro territori. Per questo non è un caso che tra gli organizzatori del vertice figurino appunto Il Cairo e Algeri, che più di tutti temono un effetto contagio.

LE ULTIME VIOLENZE

Da sabato scorso le milizie islamiche controllano l’aeroporto di Tripoli, mentre proseguono i raid aerei di forze non identificate (rivendicati dall’ex generale Khalifa Haftar) contro le postazioni islamiste nella capitale e a Misurata.

IL COLPO DI MANO

La situazione è confusa sia fuori, sia dentro il Parlamento. Secondo i media arabi il vecchio Congresso Nazionale libico (Gnc), riunito a Tripoli, avrebbe designato in queste ore l’islamista Omar al-Hasi nuovo premier. Una vera e propria “secessione” dell’assise eletta a giugno, che si riunisce invece a Tobruk.

LA POSIZIONE DELL’EGITTO

Tutto questo rischia di alterare l’equilibrio precario di alcuni vicini. Un’analisi pubblicata dell’agenzia egiziana Mena e ripresa da alcune agenzie di stampa evidenzia come fra le preoccupazioni dei leader ci sia il flusso illegale di armi fra la Libia e l’Egitto che ha consentito a molti estremisti islamici locali di armarsi e di compiere attentati in tutto il Paese. Inoltre le forze islamiste hanno ucciso molti cittadini egiziani e di altre nazionalità, convincendo anche le nazioni della regione a chiudere le proprie ambasciate in Libia e a chiedere di lasciare il Paese.

LA PROPOSTA DEL CAIRO

Ma l’Egitto e gli Stati limitrofi non intendono abbandonare la Libia. La dichiarazione finale del quarto incontro ministeriale dei Paesi vicini della Libia ha infatti adottato proprio la proposta egiziana, che consiste nell’istituzione di un fondo internazionale per il disarmo delle milizie libiche e la loro integrazione nel processo politico.

L’iniziativa, illustrata in una conferenza stampa dal ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry e dal suo omologo libico Mohammed Abdul Aziz,  prevede un “cessate il fuoco immediato” negli scontri tra le milizie, il rispetto dell’ indipendenza e della sovranità della Libia e l’ avvio di un processo di dialogo e di riconciliazione nazionale (un’ipotesi invocata nelle sue ultime dichiarazioni anche dal ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini). L’ Egitto – ha precisato Shoukry – chiede inoltre a tutti gli attori esterni di porre fine alla fornitura di
armi, munizioni e denaro alle milizie libiche, rilanciando la richiesta che sia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a fare da mediatore nel dialogo nazionale libico.

tripoli

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