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È la cortina di parole che accompagna la vita politica italiana la vera ragione della mancata crescita del Pil. Una politica e un’informazione che si accontentano delle parole, scambiando promesse per realtà, sono alla base dell’incertezza che corrode il nostro Paese e lo fa correre dietro a obiettivi mirabolanti e irraggiungibili, o lo distrae da dinamiche reali e concrete che basta un minimo di conoscenza per comprendere.

Preso atto della brusca frenata dell’economia ecco alcuni punti fermi da tener presenti.(Come si calcola il Pil, spiegato da ilSole24Ore ai ragazzi)

Il calo era atteso? Che la crescita non fosse partita nemmeno nel secondo trimestre era chiaro a tutti, tanto che a partire da Confindustria – ma poi via via Bankitalia, Abi, FMI – avevano visto al ribasso la  stima annuale attestandola tra lo 0,2 e lo 0,3% contro lo 0,8% previsto ancora oggi dal governo italiano. Ma che la crescita fosse negativa, e con tale entità, (-0,2%) anche nel secondo trimestre non se lo aspettava nessuno. Nemmeno l’Istat  lo aveva previsto, tanto che aveva stimato non più di un mese fa un range di Pil tra -0,1 e +0,3%. È andata peggio.

Vanno male anche gli altri Paesi? No, assolutamente no. E quando si dice che il rallentamento è generalizzato si dice solo una parzialissima verità. È vero che tutte le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso ma, tra i ‘grandi’ solo noi andiamo così male.  Gli Usa? +4%. Gb? +0,8%. La Spagna? +0,6%.

Ci sarà una manovra correttiva? No. È praticamente impossibile. Le nuove stime europee che potrebbero costringere ad una stretta di bilancio arriveranno solo a novembre. Troppo tardi per intervenire, se non con un blocco degli acquisti di beni e servizi pubblici nell’ultimo mese dell’anno. Ma i conti pubblici sono sul rasoio. Con un Pil annuo a +0,2% il deficit si fermerebbe sotto il 3% e la ‘vecchia’ flessibilità europea lo consentirebbe. Se l’economia scende più sotto, invece, il deficit sfonda la soglia fissata dall’Ue con il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione e di sanzioni.

Quali i rischi reali per l’Italia? Il vero nodo, ora, appare l’avvitamento dei consumi e la deflazione, dovuta al forte calo occupazionale e di reddito. È la crisi che morde davvero sulla vita della gente. A livello europeo – ma questo fa parte dei sogni che ci vengono raccontati – è chiaro che l’Europa non potrà punire l’Italia. Ma certo non arretrerà di un solo centimetro sul rispetto delle regole. Insomma, nonostante l’impegno di Padoan, e la presidenza del semestre europeo, ci potremo scordare una nuova flessibilità.

La ricetta per crescere? Credo che il primo ingrediente sia la credibilità: è l’affidabilità di un Paese a renderla forte nella difficile competizione internazionale.  Il secondo è la certezza delle regole:l’Italia vive da troppo tempo sotto riforme continue. Dopo una frustata servirebbe una moratoria. Vale per le tasse, sempre più complicate, vale per le regole amministrative. Il terzo ingrediente è la volontà di sentirsi una comunità: se non si superano i tanti piccoli egoismi della vita quotidiana e di quella politica, il Paese resterà imbrigliato.

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