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Aspiravano a rappresentare l’autentica novità e sorpresa del voto europeo di maggio. E puntavano a rompere, grazie alla leadership dell’ex premier belga Guy Verhofstadt e a un robusto ancoraggio all’Alleanza dei liberali e democratici, l’egemonia di popolari e socialisti nell’Assemblea di Strasburgo.

L’ambiziosa scommessa dei promotori di Scelta Europea si è infranta sugli scogli di un clamoroso fallimento elettorale. Tracollo che sembra trascinare con sé il destino delle formazioni protagoniste dello sfortunato tentativo.

Una defezione eccellente

A credere fortemente nel progetto dell’ALDE era stato il Centro democratico guidato da Bruno Tabacci. Pronto a mescolare la propria storia di orgoglioso democratico-cristiano con l’orizzonte radicalmente liberista di Fermare il declino.

Operazione che fin dall’inizio aveva suscitato l’ostilità del capogruppo di CD a Montecitorio Pino Pisicchio. Il quale aveva parlato di “lista europea raffazzonata all’ultimo momento con compagni di strada privi di consistenza elettorale”.

Parole che hanno contribuito a logorare i rapporti interni al partito di ispirazione cattolico-riformista. Fino alla rottura, preannunciata mercoledì da Italia Oggi, culminata nell’adesione del parlamentare al Gruppo Misto.

La fine di una breve parabola politica

Artefice principale e motore culturale di Scelta Europea, il coordinatore nazionale di Fare per fermare il declino Michele Boldrin ha visto naufragare il sogno di un’Italia che abbraccia con coraggio le riforme radicali nell’economia, nella giustizia, nella burocrazia, nell’educazione.

Il nostro Paese, ha spiegato lo studioso in un’intervista, preferisce i populismi o i piccoli correttivi alle riforme e il ceto borghese non vuole cambiare la classe dirigente.

L’economista liberista comunque riconosce gli errori all’origine della disfatta: “Non siamo comunicatori capaci di sintetizzare in slogan efficaci le nostre proposte”. Per questa ragione, ricordando come in Italia esista lo spazio per un grande partito liberal-popolare alternativo al PD socialdemocratico, Boldrin ha preannunciato l’abbandono della politica attiva e il ritorno all’insegnamento universitario negli Stati Uniti.

Fine di un partito?

Il rischio sgretolamento per la forza politica creata da Oscar Giannino, e che aveva portato una ventata di freschezza nel panorama partitico alla vigilia del voto del 2013, è sempre più tangibile.

All’indomani del tracollo della lista ALDE, un altro esponente di spicco di Fare come il fisico Ezio Bussoletti ha intrapreso un percorso di avvicinamento al progetto di Italia Unica promosso da Corrado Passera. E che punta a conquistare l’elettorato in fuga dalle macerie dell’esperimento liberal-democratico. D’altronde Bussoletti era presente alla recente convention del movimento dell’ex ministro del governo Monti (QUI LA PHOTO GALLERY FIRMATA DA UMBERTO PIZZI)

Tempesta nella galassia montiana

Macerie in cui potrebbero ritrovarsi presto i rappresentanti di Scelta civica, il gruppo che con più riserve e freddezza aveva partecipato alla fallimentare avventura guidata da Verhofstadt. Il suo fondatore Mario Monti aveva manifestato fin dall’inizio la propria ostilità verso un progetto dai contorni nebulosi, privo di identità forte, frutto dell’incontro tra realtà eterogenee.

E così oggi la formazione che poco più di un anno fa conquistava un lusinghiero 10 per cento nelle urne politiche appare lacerata da fratture difficilmente componibili dal nuovo presidente Renato Balduzzi.

Popolari vs. Liberal

A fronteggiarsi sono la componente più “imprenditoriale” propensa a un riavvicinamento al centro-destra – rappresentata da Gianfranco Librandi, Alberto Bombassei e Paolo Vitelli – e la parte più “politica” – capitanata da Andrea Romano, Gianluca Susta, Stefania Giannini, Linda Lanzillotta – favorevole a una sinergia riformista con il Partito democratico di Matteo Renzi.

Collaborazione che per Enrico Zanetti non può tradursi in fusione e richiede la costruzione di un genuino movimento liberale.

Un endorsement sfortunato

Pur non essendo tra i promotori di Scelta Europea, a esprimere un convinto appoggio al progetto dell’ALDE in nome di una prospettiva “liberal-repubblicana” era stato Gianfranco Fini. Adesione che non ha portato fortuna in termini politici.

Consapevole della fragilità di evanescenti ricette centriste proposte da fantomatici terzi poli respinti dall’opinione pubblica, l’ex presidente della Camera dei deputati prova a ritornare nell’agone politico riscoprendo un orizzonte bipolare e prefigurando una rinnovata “destra repubblicana”. (ECCO LE FOTO DI PIZZI SUL RITORNO DI FINI E DEI FINIANI)

Così vanno in frantumi Fare di Boldrin, Centro di Tabacci e Scelta Civica dei montiani

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