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Negli ultimi mesi, il Bangladesh è stato teatro di un preoccupante aumento delle tensioni comunitarie, che ha visto come principali vittime le minoranze religiose del Paese, tra cui indù, cristiani e buddisti. Queste comunità denunciano un clima di crescente insicurezza, accentuato dalla destituzione della ex prima ministra Sheikh Hasina (in foto) nell’agosto del 2024, seguita da proteste studentesche e disordini politici.

Secondo il Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council, nelle fasi più convulse della scorsa estate si erano già verificati numerosi episodi di violenza comunitaria, seguiti da ulteriori attacchi nei mesi successivi. Questi atti di violenza hanno causato anche dei morti, con diversi episodi di violenza sessuale. Le aggressioni hanno spesso preso di mira case, luoghi di culto e attività commerciali appartenenti alle minoranze.

Un episodio emblematico di quanto sta accadendo è stato l’arresto di Chinmoy Krishna Das, leader religioso indù, accusato di sedizione per aver presuntamente offeso la bandiera nazionale durante una manifestazione. L’arresto, nel novembre scorso, ha scatenato violenti scontri nella città di Chittagong, durante i quali un avvocato musulmano ha perso la vita. La tensione si è ulteriormente acuita quando alcuni gruppi musulmani hanno richiesto misure restrittive contro l’International Society for Krishna Consciousness (ISKCON), organizzazione con cui Das era affiliato.

Di fronte a questi eventi, decine di migliaia di indù hanno organizzato manifestazioni in tutto il Paese, chiedendo protezione dagli attacchi e la revoca delle accuse di sedizione contro i loro leader. Le proteste – poi diffuse anche su scala internazionale – hanno messo in luce la percezione, diffusa tra le minoranze, di una crescente influenza degli estremisti islamici e di una scarsa protezione da parte delle autorità. Il governo ad interim, guidato dal premio Nobel Muhammad Yunus, ha promesso di tutelare i diritti di tutte le comunità religiose, ma molti rimangono scettici sull’effettiva efficacia di tali impegni.

La Comunità internazionale ha espresso preoccupazione per la situazione. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha sollecitato il Bangladesh a garantire la sicurezza delle minoranze, mentre le Nazioni Unite hanno richiesto misure immediate per porre fine alle violenze a sfondo religioso. Anche Amnesty International ha esortato le autorità di Dhaka ad applicare rigorosamente le leggi contro la violenza religiosa e a perseguire i responsabili dei crimini d’odio.

In occasione della manifestazione tenutasi oggi a Roma per sensibilizzare sulla condizione delle minoranze in Bangladesh, il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, ha dichiarato: “Preoccupa il silenzio della comunità internazionale. Per questo, iniziative della società civile come la ‘Manifestazione per la Pace’, che si è tenuta oggi a Roma a Piazza dei Santi Apostoli, mirano ad accendere i riflettori sulle drammatiche condizioni in cui sono costrette a vivere le minoranze in Bangladesh. Le violenze contro cristiani, indù e buddisti devono trovare una risposta chiara e decisa a livello globale”.

Intervenendo anch’egli in supporto della manifestazione di oggi, Himanshu Gulati, parlamentare norvegese e attivista per i diritti umani, ha dichiarato: “La comunità internazionale deve adottare misure diplomatiche ed economiche per spingere il Bangladesh a rispettare i propri impegni in materia di diritti umani e libertà religiosa. La pressione deve aumentare affinché simili atrocità non si ripetano più”.

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