La guerra di Donald Trump e Benjamin Netanyahu sta già straripando in Europa. Eppure, se i due leader si imbarcano in una pericolosa campagna militare, quelli europei rimangono marginali. Ecco, secondo Beth Oppenheim (policy fellow dell’Ecfr). cosa dovrebbero fare l’Italia e gli alleati europei per facilitare la via diplomatica di de-escalation, evitando una nuova grande crisi in Europa
Esteri
Russia e Cina, gli amici da tempo sereno dell’Iran. L'analisi di Jean
Russia e Cina osservano la crisi tra Iran e Stati Uniti con prudenza strategica: sostengono Teheran ma senza esporsi, puntando a contenere rischi e massimizzare vantaggi geopolitici. Le loro mosse, tra calcolo energetico e interessi regionali, incidono sulle dinamiche del conflitto. L’analisi del generale Carlo Jean
Dalla Germania con amore. Come funziona il corridoio postale che aggira le sanzioni contro Mosca
Un sistema di spedizioni basato sul regime giuridico semplificato dei pacchi postali internazionali permetterebbe di aggirare i controlli sulle esportazioni verso la Russia. Un’inchiesta giornalistica ha tracciato il percorso di pacchi contenenti componenti elettronici proibiti spediti da Berlino fino a Mosca
Crisi in Iran, così la fragilità delle catene di comando impatta sul conflitto. Parla Minuto Rizzo
Gli attacchi a Incirlik rilanciano il dibattito sul possibile ricorso all’articolo 4 della Nato, mentre in Iraq ed Erbil emergono segnali di una catena di comando iraniana poco coordinata. La crisi nel Golfo si complica, coinvolgendo G7, Paesi arabi e capacità militari europee, Italia inclusa. Intervista al presidente della Nato Defense College Foundation
Ecco come l’Italia può lavorare per fermare la crisi in Medio Oriente. Conversazione con Alcaro
L’Europa e l’Italia non hanno interesse in una guerra dai costi economici elevati e dagli esiti incerti, e dovrebbero lavorare a una de-escalation coordinata con partner europei e del Golfo, spiega Alcaro (Iai). Ma mentre si ragiona su possibili aperture diplomatiche, il raid statunitense contro obiettivi militari a Kharg segnala che l’escalation nel Golfo continua su un delicato equilibrio tra pressione militare e stabilità dei mercati energetici
Non solo attacchi, gli effetti (politici) a catena tra Usa Golfo e Medio Oriente
La sfida è evitare che la guerra contro l’Iran acceleri, paradossamente, il suo programma nucleare. Le pressioni di India, Cina, Russia e Lega Araba possono essere decisive. Intanto quasi un milione di libanesi è sfollato e cresce il timore di una nuova crisi umanitaria nel Mediterraneo, simile a quella siriana
I missili di Kim piovono come un messaggio politico sull'ombrello di sicurezza Usa
Il lancio di missili nordcoreani durante l’esercitazione Freedom Shield riaccende le tensioni nella penisola coreana mentre emergono dubbi sul possibile ridispiegamento del sistema Terminal High Altitude Area Defense verso il Medio Oriente. La vicenda evidenzia una questione più ampia: la copertura di sicurezza americana resta centrale, ma la moltiplicazione delle crisi globali mostra che anche l’ombrello di Washington ha limiti e richiede agli alleati un ruolo crescente nella propria difesa
Iran, l'opzione del raid sui siti nucleari. Variabili strategiche e rischi sistemici per Washington e Gerusalemme
Grandi rischi per Stati Uniti e Occidente se non si estirpa il regime degli ayatollah, scrive il Wall Street Journal. Per quanto distruttivi e devastanti i bombardamenti non bastano e invece è assolutamente essenziale non consentire in alcun modo la sopravvivenza del regime degli ayatollah. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Diplomazia a trazione italo-francese? Cosa dice il Financial Times sulle trattative con l'Iran
Mentre lo stretto di Hormuz resta di fatto bloccato e i prezzi del petrolio salgono, il Financial Times lancia la notizia che Roma e Parigi stanno tentando la via del dialogo con l’Iran. Palazzo Chigi però smentisce, l’Eliseo no. Sullo sfondo restano le divisioni tra gli Stati europei e il timore che Teheran voglia sfruttare la crisi energetica per fare pressione sugli Stati Uniti
Droni subacquei e railgun. Ecco su cosa sta puntando la US Navy
Tra droni subacquei autonomi e nuove prove del railgun, la US Navy riapre dossier che segnalano una ricerca di capacità più estese e flessibili. Il programma Camp, affidato ad Anduril con il Dive-Xl, punta a portare gli Xl-Auv verso una sperimentazione operativa più concreta. Intanto il ritorno dei test sul railgun non chiarisce ancora gli sbocchi finali, ma mostra una Marina intenzionata a tenere aperte più opzioni tecnologiche
















