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Così Erdogan vuole andare a dama in Medio Oriente

La Turchia punta a rafforzare la propria influenza in Medio Oriente attraverso un attivismo diplomatico mirato verso Arabia Saudita ed Egitto. Erdogan cerca convergenze su Siria, Iran e Gaza, mentre Ankara e Riyad allineano le rispettive posizioni sui principali dossier regionali. Sullo sfondo, l’Egitto di Al‑Sisi riapre alla cooperazione con la Turchia, soprattutto nei settori difesa, energia e scenari strategici a lungo termine

Come riuscirà la Turchia ad accrescere la propria influenza in Medio Oriente e nel golfo in un momento di grandi crisi e di grandi trasformazioni geopolitiche ancora in atto? Per farlo Recep Tayyip Erdogan punta (anche) su Arabia Saudita ed Egitto, le tappe dei suoi prossimi viaggi, non solo per rafforzare la cooperazione bilaterale, ma per cementare il suo ruolo regionale su partite ampie, come Iran, Gaza, Siria. Folta la delegazione che lo accompagna: la first lady turca Emine Erdogan, il ministro degli Esteri Hakan Fidan, il ministro delle Finanze Mehmet Simsek, della Difesa Yasar Guler.

SIRIA E IRAN

Sulla Siria la posizione turca è che le Forze democratiche siriane (Sdf) non devono compromettere gli accordi raggiunti con il governo siriano lo scorso gennaio, inoltre i tentativi di sabotare le intese non saranno tollerati da Ankara. In questo senso la convergenza con l’Arabia Saudita si ritrova nella volontà di Riyad di accogliere con favore l’annuncio della Siria di un accordo di integrazione globale con il gruppo terroristico Sdf, senza dimenticare il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel contribuire a consolidare il cessate il fuoco e a raggiungere l’accordo.

Sull’Iran Riyad si posiziona dalla parte della diplomazia e si dice pronta a sostenere gli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica al conflitto tra Stati Uniti e Iran, smentendo le notizie dei media statunitensi sulle ipotetiche pressioni esercitate dall’Arabia Saudita su Washington per attaccare l’Iran. Altro elemento di convergenza con la Turchia, dopo che giorni fa Axios aveva riportato che il Regno aveva stimolato Washington ad attaccare Teheran, avvertendo che il mancato attacco avrebbe potuto rafforzare il regime iraniano. Inoltre Mohammed bin Salman, durante una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ha ribadito il sostegno del regno agli sforzi volti a risolvere le controversie attraverso il dialogo per garantire la stabilità regionale.

GAZA E IL MO

Su Gaza spicca la condanna da parte delle nazioni arabe e musulmane delle violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele, avvertendo che tali comportamenti hanno causato una significativa perdita di vite umane palestinesi. La dichiarazione congiunta è stata condivisa dal ministero degli Esteri saudita e dai ministri degli Esteri Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Indonesia, Pakistan, Egitto e Turchia. Al contempo non va sottaciuto un altro elemento primario: allineandosi alle iniziative di Trump su Gaza, Abu Dhabi sta cercando di ottenere un vantaggio sull’Arabia Saudita a Washington. Ovvero essere centrale nella nuova area palestinese depurata da Hamas, passaggio molto gradito alla Casa Bianca anche perché c’è un certo attivismo da parte degli Emirati Arabi Uniti che potrebbero finanziare la costruzione della “nuova città”, con 100.000 unità abitative permanenti, 200 istituti scolastici e 75 centri medici.

SCENARI

Il primo elemento futuribile prende forma nella piana di Giza, dove la trasformazione geopolitica dell’Egitto si muove secondo i progetti a medio-lungo termine di Al-Sisi: non va dimenticato che per la prima volta in 12 anni nel febbraio 2024 Erdogan ha visitato l’Egitto proprio per non perdere terreno rispetto alla nuova era politica. Oggi i due Paesi si strizzano l’occhio alla voce difesa, grazie a progetti congiunti come il drone Hamza-1, in grado di decollare e atterrare verticalmente che di fatto riesce a bypassare le passate frizioni su temi che sembravano scogli insormontabili, come il rapporto con la Fratellanza Musulmana e le controversie sui confini marittimi nel Mediterraneo.

A ciò si aggiungano le esercitazioni navali congiunte svolte nel mare nostrum e che accresce la volontà comune dei due Paesi di essere soggetti attivi su tutti i dossier (energia inclusa).


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