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Crosetto a Monaco tra alleati, industria e big tech

Alla Conferenza di Monaco Guido Crosetto ha intrecciato una fitta rete di colloqui con Stati Uniti, Regno Unito e partner dell’Indo Pacifico, affiancando al dialogo politico quello con industria, big tech e spazio. Dal Gcap alla cooperazione con Giappone e Filippine, emerge una strategia che lega sicurezza, tecnologia e filiere produttive, nel quadro di una Nato che chiede agli europei maggiore responsabilità

A margine della Munich security conference il ministro della Difesa Guido Crosetto ha tessuto una fitta agenda di colloqui con diverse delle personalità presenti all’evento. Tra vertici politici, militari e industriali, il ministro ha incrociato dossier che vanno dalla cooperazione transatlantica all’innovazione tecnologica, in un momento in cui sicurezza e industria sono sempre più intrecciate.

Il dialogo con Washington e Londra

Tra i colloqui più significativi c’è stato quello con Elbridge Colby del dipartimento della Difesa statunitense, figura centrale nella definizione delle priorità strategiche americane. Il confronto ha inevitabilmente toccato il nodo del riequilibrio tra Indo-Pacifico ed Europa, tema che attraversa l’intero dibattito occidentale e che chiama gli alleati a un’assunzione di responsabilità più marcata. In questa cornice si inserisce anche l’incontro con il segretario alla Difesa britannico John Healey, passaggio che rafforza l’interlocuzione con uno dei partner militari più attivi sul fronte europeo e che ha confermato i progressi nei programmi congiunti, a partire dal Gcap.

Industria, tecnologia e spazio

Sul versante industriale l’agenda è stata altrettanto densa. I colloqui con i vertici di Airbus e Boeing hanno rimesso al centro la dimensione transatlantica dell’aerospazio, mentre quelli con Rheinmetall e MBDA hanno incrociato il tema della capacità produttiva europea in un momento in cui le scorte e le filiere sono sotto pressione. Non è solo una questione di commesse, ma di posizionamento industriale nel medio periodo. Lo stesso vale per il confronto con Amazon Web Services, Google, Microsoft e Oracle, che segnala quanto cloud, dati e intelligenza artificiale stiano diventando infrastrutture strategiche. Il confronto con il direttore generale dell’European space agency Josef Aschbacher ha messo al centro il valore strategico dello spazio e dei sistemi satellitari per la sicurezza nazionale, dalla protezione delle infrastrutture critiche alle comunicazioni, in un dominio sempre più esposto a minacce e al tempo stesso decisivo per capacità militari e servizi civili.

Lo sguardo verso l’Indo-Pacifico

A completare il quadro, i colloqui con il ministro della Difesa del Giappone Shinjirō Koizumi e con la responsabile degli Esteri delle Filippine. Con Tokyo è stata ribadita la volontà di rafforzare la partnership strategica nel settore della difesa, con attenzione alla cooperazione tra Forze armate, alla centralità dell’Indo Pacifico e all’impegno condiviso nel Gcap. Con Manila il confronto ha portato alla firma di un nuovo accordo nel settore della difesa, che amplia la cooperazione industriale e apre a ulteriori sviluppi nei domini marittimo e aerospaziale, in un’area considerata sempre più rilevante sul piano strategico.

Una strategia su più fronti

La trama che emerge da Monaco è quella di una Difesa italiana attiva su più fronti. Si consolida l’asse con gli Stati Uniti, mentre cresce la richiesta agli europei di assumere maggiori responsabilità operative e industriali. Al tempo stesso si rafforzano i legami con i grandi gruppi dell’aerospazio e del digitale, con la consapevolezza che la partita si gioca sempre più sulla tecnologia. Il confronto con le big tech riguarda l’integrazione tra innovazione civile e sicurezza, così come l’apertura verso partner asiatici amplia l’orizzonte strategico. Monaco diventa così il punto di incontro tra diplomazia della difesa e politica industriale, nel quadro della sicurezza euroatlantica.


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