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Da Addis Abeba l’Italia rilancia la sua strategia africana. L’analisi di Varvelli e Petillo

Di Arturo Varvelli e Kelly Petillo

Nell’analisi di Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma dell’Ecfr, e Kelly Petillo, programme manager per Medio Oriente e Nord Africa dello stesso think tank paneuropeo, il secondo vertice Italia-Africa è un test decisivo per consolidare il Piano Mattei e il ruolo guida di Roma nella strategia europea verso il continente. L’Italia punta a dimostrare risultati concreti attraverso una cooperazione basata sulla co-creazione e integrata con il Global Gateway dell’Ue

Il secondo vertice Italia-Africa di oggi rappresenta per l’Italia un modo per ribadire il proprio impegno per la crescita africana e rafforzare ulteriormente il partenariato con il continente africano. L’incontro offrirà al presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’opportunità di consolidare gli obiettivi del Piano Mattei a due anni dal suo lancio ufficiale e di dimostrare ai partner africani e internazionali che, attraverso finanziamenti costanti e progetti di ampia portata, l’Italia è riuscita a dare concretezza alla propria visione.

Solo lo scorso anno, il Piano Mattei ha realizzato progetti in settori chiave come energia, acqua, agricoltura e infrastrutture per un valore di circa 1,4 miliardi di euro. Tra questi, finanziamenti da parte di organismi internazionali come il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e la Banca Mondiale, istituzioni africane come la Banca Africana di Sviluppo e anche Stati del Golfo Persico come gli Emirati Arabi Uniti. Fondamentale è stata l’integrazione dell’Italia con il Global Gateway dell’UE, con la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, che ha annunciato oltre 100 miliardi di euro di finanziamenti nell’ambito dello strumento, da destinare ai progetti del Piano Mattei in tutto il continente africano. Una buona combinazione tra politica nazionale ed europea che pone l’Italia come guida della Ue nelle politiche verso il continente.

L’innovazione di queste iniziative risiede soprattutto nel modo in cui la narrazione si discosta dal passato: l’enfasi è sulla co-creazione, piuttosto che sul “salvare l’Africa”, concentrandosi su come gli europei possano contribuire a canalizzare il sostegno finanziario e il know-how per sostenere lo sviluppo africano.

In termini geopolitici, il Piano Mattei aiuta l’Ue a delineare un’offerta concreta e ambiziosa alla regione, che probabilmente non può eguagliare in termini di portata l’impegno russo e cinese, ma che è sostenuta da risultati positivi, tra cui una forte dimensione umana che vada oltre la migrazione. L’Italia e l’UE devono impegnarsi di più per promuovere questo tipo di narrazione in tutto il continente, data la persistenza tra gli interlocutori africani di un certo grado di scetticismo sulle intenzioni alla base del sostegno europeo.

Questa politica sembra inoltre ben inserirsi nella visione del “duo Meloni-Merz” relativo alla necessità di stabilire accordi commerciali e industriali prioritari con aree emergenti del globo, dall’America Latina, all’India, sono appunto all’Africa. Questo vertice sarà fondamentale per dare forma a tale tipo di discorso. L’Italia utilizzerà inoltre l’incontro, che si svolgerà in Africa per la prima volta, come un’opportunità per illustrare la direzione futura del Piano Mattei.

In questo senso, Meloni probabilmente proietterà il Piano Mattei prima di tutto come una strategia nazionale. Nel fare ciò, dovrebbe al contempo insistere sul fatto che tutto questo è radicato nella più ampia politica europea per l’Africa, dimostrando così come l’Italia svolga un ruolo chiave nel plasmare la cooperazione dell’Unione con il continente. Nel frattempo, l’Italia dovrebbe sfruttare il vertice per sottolineare agli interlocutori europei che l’adesione economica dovrebbe tradursi anche in una maggiore attenzione alle questioni di sicurezza, come la presenza di gruppi armati nel Sahel, che hanno conseguenze dirette sugli investimenti per lo sviluppo e aumentano l’instabilità, allontanando le persone dai loro paesi d’origine.

Se gli obiettivi di sicurezza non saranno coerenti con la strategia, anche gli obiettivi economici rimarranno insoddisfatti e l’Italia, così come l’Europa intera saranno costrette a rincorrere le conseguenze delle crisi politiche e di sicurezza.


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