L’Europa è nel mirino dei nuovi imperialismi perché rappresenta libertà, Stato di diritto e multilateralismo. Reti opache e complicità interne puntano a indebolirla dall’interno. Serve un salto politico: superare i veti, costruire una federazione europea e difendere la democrazia dalle ingerenze esterne. L’Italia deve fare la sua parte: servono patrioti dell’Europa, non di patrie altrui. L’analisi di Bonanni
In questi ultimi tempi vengono sempre più frequentemente a galla triangolazioni opache che toccano anche il cuore della battaglia geopolitica contemporanea: la guerra contro il progetto europeo.
L’Europa è nel mirino perché rappresenta ancora una riserva ingombrante di cultura umanistica, libertà civili individuali e collettive, economia sociale di mercato e multilateralismo.
Tutto ciò che il neo-imperialismo — in qualunque forma si presenti — considera un ostacolo.
In una fase in cui l’Unione tenta faticosamente di evolvere verso un soggetto statuale continentale, essa diventa un grande fattore di disturbo: un potenziale aggregatore di potenze medie capace di difendere lo Stato di diritto internazionale e costruire collaborazioni economiche e di sicurezza alternative alla tenaglia degli imperi.
In questi giorni si compone un mosaico inquietante, fatto di tessere inedite. Non sempre è un Paese, da solo, a muovere le fila di spionaggio, ricatti e condizionamenti.
Sempre più spesso è un intreccio di apparati, reti, piattaforme, denaro e propaganda con realtà residuali ma nocive occidentali che tramano per far saltare il disegno europeo dall’interno.
L’attivismo di Orbán e Fico a 360 gradi, i rapporti con alcuni politici italiani, le connessioni che attraversano Farage, Le Pen e l’AfD tedesca sono solo la punta dell’iceberg.
Tutto torna rispetto ai disegni dei nemici dell’Europa; meno chiari, talvolta, i conti che riguardano gli “amici”, tra ambiguità, indulgenze e silenzi.
Per questo l’Europa deve reagire. Accanto alle intese commerciali strategiche con India, Mercosur, Canada e altri partner, serve un salto politico: rendere l’Unione una federazione con chi ci sta, lasciando agli altri un perimetro confederale.
Superare i veti, accelerare le decisioni, dotarsi di strumenti credibili su economia, diplomazia e difesa.
E, insieme, costruire uno scudo democratico: protezione elettorale e istituzionale contro infiltrazioni e ingerenze russe, cinesi e non solo. Bisogna rinsaldare il rapporto su basi rinnovate con gli States ed altri alleati, questo sarà possibile solo alla condizione di una grande Federazione del vecchio continente.
L’Italia, Paese fondatore e potenza continentale, non può restare con il freno a mano. Nei momenti di emergenza serve una grande coalizione di responsabilità nazionale ed europea: a difesa della sovranità europea, dello Stato di diritto, dell’economia sociale di mercato, dei diritti individuali e collettivi.
C’è destra e destra, come c’è sinistra e sinistra. E da queste differenze, che insieme a soggetti centristi occorre in momenti passare il Rubicone ed affrontare la straordinarietà del momento.
Abbiamo bisogno di patrioti della patria Europa e Italia, non di patrioti di patrie altrui.
















