L’industria della difesa è alle prese con una trasformazione che va ben oltre l’aumento delle spese militari e che impone di aggiornare architetture, alleanze e competenze per rispondere a minacce sempre più ibride e multidominio. Leonardo ha scelto di giocare d’anticipo, puntando su reti integrate, partnership strategiche e su un massiccio investimento in capitale umano. Quale industria della difesa emergerà da questo sforzo? L’intervista a Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, comparsa sul numero 174 della rivista Airpress
In un contesto internazionale segnato da conflitti ad alta intensità, minacce ibride e competizione tecnologica crescente, l’industria della difesa sta attraversando una trasformazione profonda. Non si tratta più soltanto di produrre piattaforme militari, ma di costruire architetture integrate capaci di connettere spazio, cielo, terra, mare e dominio cyber in un’unica rete intelligente. In questo scenario, Leonardo punta a evolvere da player della difesa convenzionale a protagonista della sicurezza globale, investendo in tecnologie multi-dominio, alleanze strategiche e capitale umano altamente specializzato. Ne abbiamo parlato con Roberto Cingolani, amministratore delegato del gruppo, per approfondire visione industriale, sfide europee e ambizioni internazionali.
Leonardo presidia ambiti molto eterogenei: dalla difesa all’aerospazio, dall’elettronica alla cyber-security. Quali di queste aree fungeranno da traino per la crescita nei prossimi anni e in quali, invece, ravvede la necessità di intervenire con una maggiore discontinuità rispetto al passato?
Oggi, l’accesso a tecnologie d’attacco a basso costo permette a un numero sempre maggiore di attori, anche non convenzionali, di condurre operazioni efficaci a costi minimi. La guerra in Ucraina ha mostrato come un singolo drone commerciale low-cost può mettere fuori uso asset militari o infrastrutture dal valore di milioni di euro, evidenziando una sproporzione strutturale tra il costo dell’attacco e quello della difesa. In più, la proliferazione globale di missili balistici, ipersonici e capacità cibernetiche malevoli sta accelerando la necessità per l’Europa di dotarsi di sistemi di protezione sempre più integrati, pensati per anticipare e contrastare attacchi complessi, con un approccio che copra più livelli e domini operativi. Abbiamo già iniziato a lavorare per mettere insieme tutti i “segnali” che provengono da ambiti diversi, come lo spazio, il cielo, la terra, il mare e anche la dimensione cyber. Questa sarà la sfida da vincere nel prossimo futuro.
Il Michelangelo Dome viene spesso confrontato con il Golden Dome statunitense, nonostante le profonde differenze strutturali tra i due programmi. Qual è la visione dietro questo progetto e che tipo di infrastruttura tecnologica promettete all’Europa in termini di sicurezza integrata?
Michelangelo Dome è un progetto con sue risorse, una tecnologia che abbiamo ideato e stiamo sviluppando. È molto innovativo, interessa già ad altri Paesi ed è pensato non per comprare nuove armi, ma per mettere quelle che ci sono in una rete che ci consenta di orchestrare tutti gli asset di difesa e bloccare una minaccia. Si tratta di una tecnologia open source che permette di far dialogare diversi sistemi di difesa. Mi spiego: un mio aereo deve essere in grado di interagire e coordinarsi in pochi secondi con il carro armato di un vicino o con la nave di un altro Paese amico, in modo da trovare subito la contromisura più efficace per contrastare una minaccia. Se ci arrivasse un attacco massiccio dal cielo, non avremmo sufficienti missili per rispondere. Potremmo fermare la prima ondata, ma non la seconda. Quindi serve uno scudo per difendersi.
Le grandi piattaforme industriali oggi non nascono isolate, ma attraverso solide alleanze. Qual è il suo bilancio sulle partnership avviate da Leonardo in questi anni e quali, tra quelle future, ritiene decisive per consolidare il posizionamento del gruppo nello scacchiere europeo e globale?
Nel contesto geopolitico attuale, dove alle minacce convenzionali si affiancano conflitti sempre più asimmetrici, l’industria della difesa europea deve affrontare molteplici sfide: aumentare le capacità produttive, ridurre la frammentazione e rafforzare la propria autonomia strategica. Per farlo è necessario razionalizzare l’inventario dei prodotti e ridurre, dove possibile, le sovrapposizioni. Per questo Leonardo ha puntato sulle alleanze internazionali così da superare l’attuale frammentazione del settore e potenziare la propria competitività. Abbiamo stretto accordi internazionali per diventare attori proattivi nella creazione di uno spazio europeo della difesa. Prima con la joint venture con Rheinmetall per la produzione di sistemi di difesa terrestre, poi attraverso la partnership con Baykar per lo sviluppo di sistemi unmanned. Stiamo lavorando per trasformare Leonardo da player della difesa convenzionale ad azienda della sicurezza globale. La riteniamo una transizione obbligata, tanto più nello scenario odierno. I recenti conflitti, come quello in Ucraina, hanno avuto prima di tutto impatti sulle risorse energetiche, le infrastrutture critiche e cibernetiche, con conseguenze significative sulla vita dei cittadini europei. Per questo i nuovi sforzi devono essere orientati verso contesti multi-dominio, dove tutti gli assetti diventano nodi in una rete di trasmissione dati la cui capacità di analisi, interpretazione e utilizzo diventa il fattore determinante per assicurare la sicurezza. Lo spazio è certamente un asset fondamentale in questo scenario. Non si tratta più di una mera frontiera da esplorare, ma anche di una infrastruttura indispensabile. In un settore come questo, dove si affermano player sempre più competitivi, nessuno ce la fa da solo. Abbiamo bisogno di creare campioni internazionali. Per questo stiamo lavorando con Thales e Airbus per dare vita a un gigante europeo del settore.
Lei ha annunciato un piano da circa 17mila assunzioni nel prossimo triennio. In che modo questo massiccio rafforzamento si integra nella strategia di crescita di Leonardo e quali sono le competenze core che oggi ritenete davvero strategiche per restare competitivi?
La storia di Leonardo è strettamente intrecciata a quella dello sviluppo tecnologico del nostro Paese. C’è un’eredità tecnologica e una visione industriale che l’azienda ha saputo condurre fino ai nostri giorni, contraddistinti da una rivoluzione digitale di cui vediamo solo l’inizio. Dal digital twin di un aeromobile ai sistemi autonomi, dai sensori cognitivi ai sistemi di cyber-security, fino all’ottimizzazione dei processi industriali e la manutenzione predittiva di un elicottero. Per governare questo cambiamento servono competenze specifiche. Servono professionisti in ambito Stem – cioè in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche – che permettano all’Italia di competere alla pari con i grandi Paesi sullo scenario internazionale. Ed è per questo che negli ultimi tre anni sono state assunte oltre 20mila persone con competenze tecnico-scientifiche. L’Europa soffre una carenza strutturale di laureati Stem, che pesa nel confronto globale. Ogni anno in Europa si contano circa 300mila laureati Stem, contro gli 800mila negli Stati Uniti e i 4,5 milioni in Cina. Un divario che rende ancora più urgente investire nelle nuove generazioni e nella formazione scientifica, leva decisiva per la sicurezza e il futuro dell’Europa.
Lei guida un gruppo che opera in un Paese storicamente segnato da un deficit di cultura della difesa. Ritiene che la sensibilità dell’opinione pubblica italiana, di fronte ai conflitti che lambiscono i nostri confini, stia maturando una nuova consapevolezza sul valore della sicurezza e dell’industria che la garantisce?
L’Europa ha vissuto ottant’anni di pace e ha destinato le maggiori risorse a settori industriali non militari. Siamo il continente più civile al mondo. Nel frattempo, sono in corso quasi sessanta guerre. Solo negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale c’erano stati così tanti conflitti. Viviamo una situazione bellica impressionante e questo ha generato certamente una maggiore consapevolezza sul valore della sicurezza. Le aziende che si occupano di difesa sono chiamate a uno sforzo speciale perché devono realizzare le soluzioni per contrastare le nuove minacce. Oggi non ci sono solo le guerre guerreggiate sul campo. Ci sono tante nuove forme di guerra che una volta non esistevano, come quelle cibernetiche. Noi sappiamo che i russi sono in grado di colpire in pochi minuti le città europee. La nostra serenità si basa sulla speranza che non lo facciano. Ma questa non è deterrenza. La deterrenza è basata sulla contro-minaccia che deve garantire la sicurezza dei cittadini.
Guardando all’orizzonte futuro, quale ruolo punta a ritagliarsi Leonardo all’interno del ristretto club dei grandi player internazionali del settore?
Leonardo continuerà a posizionarsi come gruppo della sicurezza globale, che comprende tutto, anche la difesa. Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo piano industriale oltre ogni previsione. Abbiamo tutte le piattaforme, dal dominio terrestre a quello spaziale, navale, aereo e abbiamo investito molto sul digitale, l’IA e la cyber-security. Oggi abbiamo un vantaggio competitivo che pochi possono vantare e possiamo sviluppare prodotti e soluzioni in grado di rispondere alle minacce future.
















