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Dei cannoni per sparare i data center in orbita lunare. Ecco la nuova idea di Musk

Musk torna a spingere il confine un passo più in là e immagina data center lanciati dalla Luna con dei cannoni elettromagnetici. Si tratta del progetto Terafab, che nasce dalla convinzione che, sulla Terra, lo spazio (e soprattutto l’energia) a disposizione stiano finendo. La visione è tanto ambiziosa quanto controversa e i dubbi sulla sua effettiva fattibilità rimangono. Ma non sarebbe la prima volta che il patron di SpaceX si lancia in un’impresa considerata folle dai più

Elon Musk ha lanciato un’altra impresa (apparentemente) impossibile: usare cannoni elettromagnetici, direttamente posizionati sul suolo lunare, per mettere in orbita i data center necessari a sostenere la crescente domanda di capacità di calcolo dell’IA. L’annuncio è arrivato durante una presentazione in cui Musk ha svelato Terafab, una joint venture da 20-25 miliardi di dollari tra Tesla, SpaceX e xAI, progettata per produrre oltre un terawatt di capacità computazionale per l’intelligenza artificiale ogni anno. Il nome non è un acronimo, ma il risultato della fusione tra “tera”, l’unità di misura, con “fab”, abbreviazione anglosassone di fabrication

L’idea di fondo è che la Terra stia per raggiungere quello che Musk definisce il “soffitto del terawatt”, ovvero un limite fisico ed energetico oltre il quale i data center terrestri non potranno più crescere, stretti tra la scarsità di spazio fisico, i vincoli alla rete elettrica e la concorrenza con le aree urbane per le risorse energetiche. La soluzione, secondo Musk, è abbandonare il pianeta. O quantomeno, delegare alla Luna la produzione industriale dell’hardware necessario.

“Catapulte lunari” 

Al cuore del progetto Terafab c’è un sistema di lancio che i tecnici chiamano “mass driver” (in italiano, letteralmente, “un propulsore di massa”). Si tratta di binari lunghissimi, potenzialmente estesi per decine di chilometri sulla superficie lunare, lungo i quali i carichi verrebbero accelerati attraverso campi magnetici fino a raggiungere la velocità di fuga necessaria per inserirsi in orbita, senza utilizzare alcun propellente chimico. Il concetto non è nuovo, ma finora non era mai uscito dalle pagine dei libri di testo. Musk vuole portarlo sulla Luna entro questo decennio.

Il sistema sfrutterebbe tre vantaggi strutturali offerti dalla Luna: l’assenza di atmosfera, che elimina la resistenza aerodinamica e che renderebbe inutile un sistema simile sulla Terra; la gravità ridotta a un sesto di quella terrestre, che abbasserebbe enormemente l’energia necessaria al lancio; la disponibilità di energia solare, cinque volte più efficiente nello spazio che sulla superficie terrestre. I satelliti carichi di processori per l’IA verrebbero costruiti in loco, in fabbriche lunari automatizzate, e poi “sparati” in orbita per formare una rete distribuita con una potenza di calcolo – sostiene Musk – di mille volte superiore a quella attuale.  Al momento, due sarebbero le configurazioni allo studio. La prima è un railgun, che imprime una spinta singola e molto potente, mentre la seconda è il coilgun (o Cannone di Gauss), che impiega una sequenza di magneti intervallati per un’accelerazione più graduale.

Vale la pena notare che Terafab non nasce soltanto come progetto spaziale. Prima di arrivare alla Luna, l’iniziativa prevede la costruzione della fabbrica di semiconduttori più grande mai concepita. L’ottanta per cento della capacità produttiva sarebbe destinata ai chip D3, progettati per resistere alle condizioni di temperatura e radiazione dell’orbita terrestre, mentre il resto andrebbe ai processori per i veicoli Tesla, i robotaxi e i robot Optimus. Una filiera verticale che, se realizzata, non avrebbe precedenti.

Perchè la Luna?

La scelta della Luna non è casuale. Già a febbraio, SpaceX aveva comunicato di aver spostato la sua priorità strategica da Marte alla Luna, definendo il satellite terrestre come “la priorità industriale immediata dell’umanità”. Marte resta in ogni caso, nelle parole di Musk, “la polizza assicurativa a lungo termine della specie umana,” ma la Luna offre finestre di lancio ogni dieci giorni, contro i 26 mesi di attesa richiesti da Marte. Una differenza logistica che, per un’impresa industriale su larga scala, non è secondaria.

La cosiddetta space economy lunare (che comprende, tra le molte cose, l’estrazione di risorse naturali e l’installazione di infrastrutture fisiche e digitali) è ritenuta essere uno dei mercati emergenti più rilevanti dei prossimi vent’anni. Il ghiaccio presente nelle regioni polari del satellite, già identificato dalle sonde di Nasa ed Esa, potrebbe rifornire di idrogeno e ossigeno future colonie, mentre la regolite lunare è già stata identificata da tempo come materiale da costruzione in situ idoneo.

In questo quadro si colloca anche la missione Artemis II della Nasa, attesa (salvo ulteriori rinvii) per aprile, che porterà per la prima volta gli esseri umani a circumnavigare la Luna dopo mezzo secolo, preparando il terreno per un ritorno fisico (e stabile) sulla superficie con Artemis III. E se al momento il vettore candidato a riportare l’uomo sulla Luna rimane l’Sls (Space launch system) della Nasa, Musk ha già comunicato che intende impiegare la sua Starship per il progetto Terafab.

I conti (ancora) non tornano 

Gli scettici, naturalmente, non mancano. Secondo alcune stime, raggiungere un petawatt di potenza computazionale richiederebbe di spedire sulla Luna oltre un milione di tonnellate di materiali, il che implicherebbe circa 135 lanci di Starship al giorno (un numero che, allo stato attuale, appartiene ancora più alla fantascienza che all’ingegneria). “Faremo cose selvagge e folli”, ha promesso Musk durante la presentazione.

Con simili annunci, la cautela non è mai abbastanza. Eppure la storia recente insegna che molte delle visioni di Musk, inizialmente accolte con scetticismo (i razzi riutilizzabili, le auto elettriche e l’accesso a internet via satellite), sono poi diventate realtà industriali nel giro di qualche anno. E questa sembra rimanere la sua impostazione. “Voglio vivere abbastanza a lungo da vedere un propulsore di massa sulla Luna”.


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