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La crisi iraniana nelle narrative della disinformazione russa

L’ecosistema informativo pro-Cremlino ha rapidamente riorientato le sue narrazioni, rendendo funzionale il conflitto in Medio Oriente al perseguimento dei suoi obiettivi. Ecco come

L’escalation legata all’Iran è stata rapidamente incorporata nella narrativa strategica del Cremlino. Secondo l’analisi di EUvsDisinfo, gli ecosistemi mediatici filorussi stanno strumentalizzando le narrazioni riguardanti il conflitto in Medio Oriente. Gli obiettivi? Collegarlo alla guerra in Ucraina, delegittimare il sostegno occidentale a Kyiv, rafforzare messaggi sull’impatto delle sanzioni energetiche europee, polarizzare l’opinione pubblica e minare la coesione politica occidentale.

La linea narrativa

La crisi mediorientale legata all’Iran è stata rapidamente integrata nella comunicazione strategica dei media filo-Cremlino. L’obiettivo appare quello di attribuire all’Occidente la responsabilità dell’instabilità internazionale, presentando la Russia e il suo presidente come possibili attori di mediazione tra le parti.

La narrativa, sottolinea EuvsDisinfo, mira però al mantenimento di un equilibrio comunicativo, evitando una rottura completa con Washington e attribuendo all’Unione europea e al Regno Unito un ruolo diretto nell’escalation.

Narrazioni e obiettivi principali

Una prima linea narrativa riguarda la volontà di collegare il conflitto legato all’Iran come conseguenza indiretta della crisi ucraina del 2014. La tesi riprende dichiarazioni del presidente Vladimir Putin durante un’intervista all’emittente statale Russia 1, secondo cui il sostegno occidentale al presunto “colpo di Stato” a Kyiv avrebbe compromesso il sistema internazionale di equilibrio e sicurezza.

Il contenuto è stato successivamente amplificato dalle reti pro-Cremlino in varie lingue, amplificandone l’eco mediatico. La narrativa, in questo caso, appare orientata a rafforzare la rappresentazione dell’Occidente come attore destabilizzatore e a sostenere il discorso politico russo contro le sanzioni energetiche europee.

Una seconda narrativa sostiene che la crisi iraniana potrebbe ridurre l’attenzione internazionale sulla guerra in Ucraina e, di conseguenza, alcuni media filorussi ipotizzano che Kyiv possa organizzare una provocazione ad hoc, sul proprio territorio o su quello europeo, per riportare il proprio conflitto al centro dell’agenda politica e mediatica occidentale.

I contenuti informativi sono stati diffusi, secondo le ricostruzioni del think tank europeo, a partire dalle dichiarazioni dell’ambasciatore russo Rodion Miroshnik all’agenzia TASS e successivamente rilanciati da portali di disinformazione come News Front, vettore di disinformazione russa con sede nella Crimea occupata.

Una terza operazione informativa riguarda la diffusione di una notizia attribuita, falsamente, a Euronews, secondo cui un missile iraniano avrebbe colpito una proprietà di lusso a Dubai appartenente a un collaboratore del comandante in capo ucraino Oleksandr Syrskyi. La notizia, artificialmente ricondotta all’agenzia stampa europea tramite tattiche di impersonificazione mediatica, già ampiamente utilizzate durante i Giochi invernali di Milano-Cortina, mira ad alimentare la narrativa secondo cui gli aiuti occidentali verrebbero sistematicamente deviati per arricchimento personale delle élite ucraine.

Gli altri messaggi analizzati presentano riferimenti a sanzioni energetiche contro la Russia come denominatore comune. Secondo le narrative pro-Cremlino, le restrizioni europee su gas e petrolio russi starebbero producendo effetti negativi sulle economie dell’Unione europea, soprattutto a seguito della crisi in Iran e, in questo senso, una revisione del regime sanzionatorio potrebbe contribuire a ridurre le tensioni internazionali, agevolando la ripresa economica ed energetica europea.

Sfruttare le linee di faglia esistenti

Così come gli eventi elettorali, le crisi migratorie e gli elementi di frattura sociale e politica interni all’Occidente, oggi anche la crisi mediorientale viene integrata nel più ampio ecosistema informativo antioccidentale, nel quale la strumentalizzazione funzionale degli eventi di crisi continua a rappresentare uno strumento strategico di influenza geopolitica e pressione asimmetrica.


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