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Laser a bordo, ecco la nuova mossa di Israele contro droni e missili

Israele accelera sul fronte delle armi laser e punta a portarle in volo su caccia ed elicotteri. La scelta nasce dall’esperienza già maturata a terra e dalla necessità di affrontare con più efficacia minacce come droni e missili. Il nodo resta operativo. Il laser promette costi più bassi e maggiore flessibilità, ma dovrà dimostrare di poter diventare una capacità stabile della difesa aerea

Israele lavora a una nuova fase dello sviluppo delle armi laser. Elbit Systems realizzerà per l’aeronautica militare sistemi da installare su caccia ed elicotteri, con l’obiettivo di portare in volo una capacità finora sviluppata soprattutto in ambito terrestre.

Il progetto si inserisce in una linea già avviata. Il laser viene indicato come uno strumento utile contro missili e droni, cioè contro minacce che hanno un peso crescente nella difesa aerea. I dettagli tecnici non sono stati resi pubblici e non sono stati indicati i tempi del programma, ma la scelta segnala una direzione precisa. Israele vuole spingere questa tecnologia oltre la dimensione sperimentale e provarne l’impiego su piattaforme aeree.

I limiti del sistema terrestre

Il punto di partenza è l’esperienza maturata a terra. Iron Beam, sviluppato da Rafael e già operativo, viene presentato come un sistema capace di intercettare minacce a costi contenuti. È uno degli aspetti più rilevanti della tecnologia laser, perché promette di ridurre il costo di ogni ingaggio rispetto ai sistemi tradizionali.

Resta però un limite operativo chiaro. Le prestazioni del laser vicino al suolo possono risentire delle condizioni atmosferiche. Nuvole, polvere e turbolenza possono incidere sull’efficacia del sistema. È qui che entra in gioco la dimensione aerea. Installare il laser su velivoli militari serve a ridurre almeno in parte questi vincoli e a migliorare la possibilità di colpire a distanze maggiori.

Che cosa cambia davvero

La novità non riguarda soltanto il mezzo su cui montare l’arma. Cambia il modo in cui viene pensata l’intercettazione. Un sistema in volo può operare sopra parte delle interferenze atmosferiche e, almeno nelle intenzioni del programma, intervenire più lontano dall’area da difendere. Questo sposta in avanti la linea di ingaggio e amplia il margine di reazione.

L’azienda sostiene che il lavoro ingegneristico sia già a uno stadio avanzato. Resta però aperta la verifica più importante, quella sull’effettiva maturità operativa. Finché non saranno noti prestazioni, tempi e modalità di impiego, il progetto va letto come una capacità in sviluppo. Il segnale, in ogni caso, è netto. Israele considera il laser non più come una tecnologia di nicchia, ma come una possibile componente stabile della difesa aerea.


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