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Le anime del Purgatorio di Napoli e la sfida della coesione sociale

La riapertura del Cimitero delle Fontanelle diventa simbolo di uno sviluppo che parte dal sociale e dalla comunità per trasformare fragilità territoriali in opportunità di crescita

“Per lo sviluppo, cominciare dal sociale, soprattutto al Sud”. Questa risposta di più di 70 anni fa, data da Giorgio Ceriani Sebregandi ad una giornalista, è di straordinaria attualità. A Roma, il 18 aprile 2026, nell’ambito del Diploma in Leadership e Management della Pontificia Università Gregoriana, Carlo Borgomeo, già Presidente della Fondazione con il Sud, ha approfondito tale visione di sviluppo, quale “vocazione” e “processo” di popolo (per richiamare una formula adottata dai Vescovi italiani in un documento sul Mezzogiorno del 1989) lungo due direttrici: “la domanda prima dell’offerta” e “il sociale prima dell’economico”. Nella stessa giornata, a Napoli, la riapertura del Cimitero della Fontanelle ha fornito, ad un repertorio ormai vasto, un nuovo e qualificato caso di studio (meglio, una buona prassi), comprovando la “rilevanza del territorio come costruzione sociale” (Aldo Bonomi).

Piuttosto che soffermarci sullo strumento del partenariato pubblico – privato (tra il Comune di Napoli e la Cooperativa sociale La Paranza) quale modello di gestione, qui interessa mettere in evidenza l’evento di inaugurazione, che ha visto partecipare, oltre l’Arcivescovo di Napoli, S. Em. Card. Mimmo Battaglia, e il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, gli abitanti dell’intero Rione Sanità. Ebbene, in questa presa in carico di un’intera comunità, resa possibile grazie al contributo generoso anche di non napoletani, che di per sé meriterebbe di esser raccontata a livello nazionale, ha trovato conferma un metodo – dall’intuizione dapprima di Padre Antonio Loffredo alla realtà attuale, con l’impegno determinante della Fondazione Con il Sud, oggi presieduta da Stefano Consiglio – altrettanto degno di elogio e attenzione: “Accompagnare i diversi soggetti sociali (veri e propri operatori di comunità, nel caso specifico di “una comunità di patrimonio”) in un paziente lavoro (tecnico e politico) di crescita” (Borgomeo). In quest’ultima prospettiva, il fare rete, per richiamare la lezione romana di Borgomeo, è molto di più un’operazione organizzativa, come avvenuto ad esempio rispetto al progetto “G124 – Sanità” coordinato dall’architetto Renzo Piano e con riguardo al coinvolgimento delle scuole del quartiere.

Napoli e le esperienze attivate in città negli ultimi venti anni ci insegnano che per un’azione di infrastrutturazione sociale positiva, capace di rafforzare davvero la dimensione comunitaria, è necessario che i suoi attori scelgano la proposta in luogo della rivendicazione, cioè accettino la “scommessa” della responsabilità. Dice molto, anzi tutto, quel “grazie per ciò che fate” che il Presidente Mattarella ha rivolto, il 14 aprile 2026, salutando don Antonio Loffredo presente al Palazzo del Quirinale per seguire la cerimonia di assegnazione alla cooperativa La Paranza del “Premio Leonardo Impresa Sociale 2026”, per aver saputo “coniugare responsabilità civica e sviluppo sostenibile, trasformando le fragilità territoriali in opportunità di crescita economica”.

Tra le tante progettualità che prenderanno forma attorno a questa riapertura, non “per” ma “con” la comunità, di un luogo altamente simbolico, ricco di tradizioni e rituali come il culto (su cui la Chiesa si è pronunciata sin dal 1969) delle “anime pezzentelle”, ci piace segnalare la raccolta avviata di testimonianze di quanti hanno vissuto, al pari delle narrazioni di devozione (secolare) verso questi crani senza nome (identificati con le anime del Purgatorio) che affollano, il Cimitero delle Fontanelle, noto anche come Ossario delle Fontanelle. Dunque, non soltanto un processo di riscatto sociale e culturale, anche una vera e propria strategia della memoria, fondamentale nella costruzione del comune senso di appartenenza, si compie qui dove, dal XVII secolo, la società napoletana – come sostenuto dall’antropologo Marino Niola, autore di “Anime. Il Purgatorio a Napoli” (2022) – ha affinato “il suo pensiero della morte e della vita, della pietà e della carità”.

Nel docufilm “Napoli, l’aldilà di tutto” (2022) di Gualtiero Peirce, una mamma e una bambina, “due stagioni della vita che affrontano un dolore, con il rispettivo sguardo trovano entrambe una risposta visitando” (Peirce) quelle che “per generazioni di napoletani furono le porte dell’Ade, aperte a schiere di devoti capaci di risuonare le voci di dentro in questi teatri della misericordia” (Niola). Ora, tutti noi, accolti dai ragazzi e le ragazze della Cooperativa La Paranza, potremmo fare esperienza di questo “telaio (in attività) di racconti costruttivi” (Papa Francesco) della pietà popolare, ancora in grado di accendere a sua volta fantasie artistiche e letterarie.


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