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Hackerare la mente, manipolazione linguistica e collasso del pensiero riflessivo

Di Paolo Chirafisi
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Il volume di Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco “Hackerare la mente”, con l’evocativo sottotitolo “Parole, algoritmi e inganni”, non lancia solo un monito alla società odierna, ma ribadisce la centralità del fattore umano per la sicurezza nazionale del nostro Paese

Se la mente rappresenta il nuovo e definitivo campo di battaglia, come appare ormai evidente, la guerra per la sua conquista passa attraverso l’impiego del linguaggio, quale dispositivo di manipolazione cognitiva e di ingegnerizzazione sociale.
Allo stesso tempo, la sfera info-digitale, in cui siamo immersi, non è certo neutrale, rispetto alle vulnerabilità cognitive individuali, tantomeno nell’era dell’egemonia algoritmica, accelerata dalla diffusione dei modelli linguistici su larga scala, che rappresentano il cuore pulsante dei sistemi di intelligenza artificiale.

Il volume di Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco “Hackerare la mente”, con l’evocativo sottotitolo “Parole, algoritmi e inganni. Come difendere la propria libertà digitale”, intende esplorare proprio queste dinamiche.

Gli autori pongono l’accento su un mutamento profondo: l’offensiva proveniente dagli attori ostili, sia statuali che non statuali, si sta progressivamente spostando dalla sfera cognitiva individuale verso l’intera infrastruttura culturale ed educativa che innerva la collettività di un paese, attraverso una vera e propria guerra epistemica, in grado alterare i sistemi di conoscenza e, dunque, la percezione della realtà, da parte di intere nazioni.

“Oggi il cyberspazio non è più solo un ambiente tecnologico” – commenta Pierguido Iezzi, Direttore Cyber e Direttore Strategie di Zenita Group –  “ma è un teatro di confronto strategico in cui attacco, manipolazione e difesa si intrecciano in modo sempre più profondo. La vera posta in gioco non è soltanto la sicurezza dei sistemi, ma la capacità di orientare percezioni, comportamenti e decisioni. Per questo la cybersecurity non può più essere letta come una disciplina tecnica isolata: riguarda la sovranità del dato, la resilienza delle istituzioni e la libertà delle persone. Capire questa trasformazione significa capire dove si combattono davvero le sfide del nostro tempo”.

Come ci ha insegnato il premio Nobel Daniel Kahneman, a fare le spese di questa nuova modalità di attacco alla mente umana è il cosiddetto pensiero riflessivo o sistema due, secondo la sua tassonomia, ovvero quella modalità di risposta razionale, cosciente e non impulsiva che, secondo le neuroscienze, si attiva nella corteccia prefrontale del nostro cervello.

Allargando lo sguardo ad una visione più ampia, il volume si addentra nelle conseguenze geopolitiche derivanti dallo scontro globale in atto per la supremazia tecnologica planetaria, ingaggiato dagli imperi digitali cinese e statunitense.

La nuova guerra fredda si manifesta, dunque, con le sembianze di una crescente “digi-polarizzazione”, in cui il web mondiale tende a frammentarsi, aderendo a blocchi politici omogenei, secondo il modello “Splinternet”.

In ultima analisi, “Hackerare la mente”, quando indica che il miglior firewall per proteggere la sovranità cognitiva resta una mente critica, consapevole e continuamente formata, non lancia solo un monito alla società odierna, ma ribadisce la centralità del fattore umano per la sicurezza nazionale del nostro Paese.

“Le parole non sono mai innocue” – conclude Gennaro Fusco, Consigliere Ecclesiastico dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede: “Poiché costruiscono la realtà o la distorcono, spesso senza che ce ne accorgiamo. Questo lavoro mostra, con lucidità, come il vero campo di battaglia oggi sia la mente, non il codice. Capire i meccanismi della persuasione significa riprendere il controllo delle proprie scelte. Ignorarlo, invece, significa lasciare che qualcun altro decida al posto nostro. Questo è un libro sulla nostra libertà”.


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