Si surriscalda e si sposta al largo delle coste dell’Iran il braccio di ferro diplomatico fra Teheran e Washington. La Casa Bianca ha trovato il modo per annullare il vantaggio strategico geografico del regime islamico e ha lanciato una vasta operazione aeronavale nello Stretto di Hormuz. L’analisi di Gianfranco D’Anna
L’ostinata irremovibilità dei pasdaran iraniani, che non intendono avviare alcuna trattativa sull’uranio arricchito, ha fatto scattate il countdown D-day alla base aerea di MacDill, a Tampa, in Florida, sede del Comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti. Nel gergo militare anglosassone il termine conto alla rovescia che precede l’acronimo d-day, indica che stanno per scattare l’ora e il giorno in cui é programmato l’inizio di un attacco o uno sbarco, come quello storico in Normandia.
La pianificazione riguarda l’operazione denominata Project Freedom, per garantire il transito delle navi bloccate nello Stretto di Hormuz e prevede l’impiego di cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli, piattaforme senza equipaggio multi-dominio e la mobilitazione di circa 15 mila militari, fra marines e corpi speciali. “Il nostro sostegno a questa missione difensiva è fondamentale per la sicurezza regionale e l’economia globale, poiché continuiamo anche a mantenere il blocco navale”, ha affermato l’Ammiraglio Brad Cooper, Comandante del Centcom.
Le fonti del Pentagono, sentite dalla Cnn, precisano che l’operazione Project Freedom non é affatto una missione di scorta. Secondo quanto affermato dal Presidente Donald Trump sui social, l’intervento militare, al via oggi, si concentrerà esclusivamente sul recupero delle navi civili, battenti bandiera di Paesi non coinvolti nel conflitto, al fine di permettere loro di “riprendere liberamente e prontamente le proprie attività. Faremo il massimo sforzo per far uscire le navi ed i loro equipaggi in sicurezza dallo Stretto”, ha affermato Trump.
Teheran ha replicato col minaccioso avvertimento che “qualsiasi interferenza statunitense nello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”, ma lo schieramento aeronavale Usa è pronto ad aprire il fuoco contro le imbarcazioni armate dei pasdaran che tenteranno di impedire il deflusso delle circa duemila fra petroliere e navi, con equipaggi complessivi di oltre 20 mila marinai, intrappolate nello Stretto di Hormuz dall’inizio del conflitto e molte delle quali stanno esaurendo rapidamente scorte di cibo, carburante e acqua.
Secondo l’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale, dal 28 marzo si sono verificati almeno 19 attacchi contro navi nell’area, con un bilancio di almeno 10 morti e otto feriti tra gli equipaggi. A meno di un colpo di scena negoziale, se Teheran cercherà di bloccare con le armi le petroliere o di disseminare altre mine, come fanno temere gli spari fortunatamente senza conseguenze contro una petroliera in navigazione a nord degli Emirati Arabi uniti ed i millantati attacchi dei pasdaran contro unità della Us Navy, si scatenerà nuovamente il conflitto e riprenderanno i bombardamenti a tappeto di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran.
















