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La Marina americana vuole decine di Usv entro il 2031. Cosa dicono i nuovi documenti

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La Marina americana accelera sulla guerra navale autonoma e punta a dotarsi di decine di Usv nei prossimi anni. Una svolta che riflette le lezioni dell’Ucraina e la competizione strategica con la Cina

La Us Navy accelera ulteriormente sul fronte delle imbarcazioni senza equipaggio, includendole in un documento programmatico. Nel nuovo piano trentennale di costruzione navale pubblicato nei giorni scorsi, la Marina statunitense ha infatti delineato una flotta futura sempre più basata su sistemi unmanned, prevedendo l’introduzione di 83 piattaforme autonome entro i prossimi cinque anni in una flotta dalle dimensioni complessive da 450. Al centro della strategia ci sono soprattutto i Medium Unmanned Surface Vessel (Musv), navi senza equipaggio di medie dimensioni che dovrebbero operare accanto alle unità tradizionali in missioni di ricognizione, guerra elettronica, targeting e supporto operativo. La Marina prevede di acquisire 47 Musv entro il 2031, con l’obiettivo di arrivare a 72 unità operative entro il 2056. Si tratta della prima volta che un piano navale statunitense definisce in maniera così precisa numeri e tempistiche relative agli Usv, segnale di come queste piattaforme stiano rapidamente passando dalla fase sperimentale a quella operativa.

Secondo il documento, gli Usv rappresentano una componente essenziale del nuovo “high-low mix” perseguito dalla Marina americana, termine che indica una combinazione di piattaforme tradizionali altamente sofisticate e sistemi autonomi più economici, scalabili e producibili rapidamente. L’obiettivo è aumentare la massa della flotta senza dipendere esclusivamente da navi estremamente costose e lente da costruire. “Le piattaforme di fascia alta restano essenziali, ma devono essere integrate da sistemi producibili in grandi quantità e adattabili in tempo reale”, si legge nel rapporto, che sottolinea anche la necessità di integrare i sistemi unmanned “dal fondale marino fino allo spazio”, all’interno di una struttura di forza pienamente connessa e digitalizzata. Questa svolta arriva dopo anni di sperimentazioni spesso caratterizzate da ritardi, problemi tecnici e incertezze dottrinali. Fino a poco tempo fa la Us Navy non aveva mai chiarito realmente quanti Usv volesse acquisire né con quali tempistiche. Ora invece il programma sembra entrare in una fase molto più concreta.

Secondo Bryan Clark dell’Hudson Institute, il cambiamento è legato anche alla maturazione dell’industria statunitense del settore. Negli ultimi mesi la Marina aveva già lanciato una nuova iniziativa industriale dedicata ai Musv, chiedendo ai produttori se fossero in grado di costruire rapidamente piccoli lotti operativi già a partire dal 2027 fiscale. Clark ha sottolineato come oggi esistano diversi fornitori con design maturi o addirittura piattaforme già in costruzione, permettendo alla Marina di passare più velocemente dalla prototipazione alla produzione seriale.

Il rafforzamento della componente unmanned riflette anche le lezioni emerse dai conflitti recenti, in particolare dall’Ucraina e dal Mar Rosso, dove droni navali e sistemi autonomi hanno dimostrato la capacità di colpire obiettivi molto più costosi e complessi. Per Washington, gli Usv rappresentano oggi uno strumento cruciale soprattutto in funzione anti-cinese nell’Indo-Pacifico, dove la Marina americana punta ad aumentare rapidamente la propria presenza distribuita e resiliente (anche attraverso progetti come Replicator).

Restano tuttavia alcuni dubbi. Non è ancora chiaro quali specifici modelli di Usv verranno effettivamente adottati su larga scala né quanto rapidamente l’industria sarà in grado di sostenere i ritmi produttivi richiesti. Inoltre, diverse sezioni del piano precisano che tutti i programmi successivi all’attuale finestra quinquennale restano “sotto revisione” da parte dell’amministrazione. Ma le linee di indirizzo sembrano essere poste.


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