Skip to main content

L’offensiva americana contro Cuba entra nel vivo. Le mosse di Rubio e del DoJ

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Washington intensifica la pressione su Cuba tra nuove sanzioni, accuse contro Raúl Castro e attacchi al conglomerato militare Gaesa. Mentre Rubio promette una “nuova relazione” con il popolo cubano mentre l’isola affronta blackout e carenze di carburante

L’amministrazione di Donald Trump intensifica la propria campagna di pressione contro Cuba con una duplice offensiva politica e giudiziaria. Nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza cubana, il segretario di Stato Marco Rubio ha infatti rivolto per la prima volta un messaggio diretto al popolo dell’isola, accusando la leadership comunista di aver portato il Paese al collasso economico e sociale, mentre il Dipartimento di Giustizia statunitense si prepara a incriminare l’ex presidente cubano Raúl Castro per il suo presunto ruolo nell’abbattimento di due aerei civili nel 1996.

Nel videomessaggio in lingua spagnola diffuso dal Dipartimento di Stato, Rubio ha attribuito le “sofferenze inimmaginabili” dei cubani non all’embargo americano, bensì alla corruzione della classe dirigente dell’isola. Nel mirino del segretario di Stato c’è soprattutto Gaesa, il conglomerato economico-militare fondato da Raúl Castro che, secondo Washington, controllerebbe circa il 70% dell’economia cubana attraverso alberghi, banche, costruzioni, negozi e il sistema delle rimesse provenienti dagli Stati Uniti. “Cuba non è controllata da una rivoluzione, ma da Gaesa”, ha dichiarato Rubio, contrapponendo l’élite economica legata ai vertici militari alle condizioni di povertà diffuse nella popolazione. Il segretario di Stato ha inoltre sostenuto che Trump sarebbe pronto a offrire “una nuova relazione” tra Stati Uniti e Cuba, purché direttamente con il popolo cubano e non con le strutture controllate dal conglomerato militare. Washington ha annunciato anche un piano da 100 milioni di dollari in aiuti alimentari e medicinali, che dovrebbero essere distribuiti tramite la Chiesa cattolica o organizzazioni umanitarie indipendenti, evitando il controllo delle autorità cubane.

Il passo più duro dell’amministrazione Trump riguarda però l’imminente incriminazione di Raúl Castro. I dettagli restano limitati, ma le accuse dovrebbero riguardare il presunto coinvolgimento dell’ex leader cubano nell’abbattimento di due velivoli civili dell’organizzazione anti-castrista Brothers to the Rescue, avvenuto nel 1996 vicino allo spazio aereo cubano. L’annuncio potrebbe arrivare durante una cerimonia commemorativa a Miami dedicata alle vittime dell’attacco.

Secondo fonti dell’amministrazione, la Casa Bianca non starebbe al momento valutando un’opzione militare simile a quella adottata contro il Venezuela, ma punta piuttosto ad aumentare gradualmente la pressione economica e diplomatica sull’Avana. Trump, tuttavia, si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo diplomatico con Cuba, dichiarando a Semafor di ritenere ancora possibile un’intesa.

Nel frattempo, le misure economiche americane stanno aggravando la crisi interna cubana. Le restrizioni energetiche e finanziarie hanno contribuito a blackout diffusi e carenze di carburante, fattori che negli ultimi mesi hanno alimentato proteste e disordini nella capitale L’Avana. L’amministrazione americana sostiene inoltre che Cuba stia attraversando il momento più critico dalla rivoluzione del 1959, con elettricità disponibile soltanto per poche ore al giorno in diverse aree del Paese e gravi difficoltà nell’approvvigionamento di cibo e carburante.

Washington accusa infine il governo cubano di rafforzare la cooperazione militare con Russia, China e Iran. Secondo funzionari statunitensi, L’Avana avrebbe acquistato almeno 300 droni d’attacco da Mosca e Pechino per prepararsi a possibili scenari di ostilità. Dal canto suo, il governo cubano continua ad attribuire le difficoltà economiche all’embargo statunitense e alle nuove sanzioni imposte da Trump, accusando Washington di violare il diritto internazionale e di colpire deliberatamente le relazioni economiche dell’isola con altri Paesi.


×

Iscriviti alla newsletter