Due i punti della riunione “Amici dei Balcani occidentali”. Primo: Albania, Montenegro e Serbia sono “quasi” in Ue e immediatamente dopo sarà il turno dell’Ucraina. Secondo: forme di cooperazione come l’accordo italo-albanese sui migranti, se intrecciato strategicamente ad iniziative come il Corridoio 8 e la connettività di collegamenti come Trieste-Belgrado, producono un sistema di investimenti strategici, anticamera dell’Unione europea di domani
Per l’Italia la riunificazione dell’Europa è una priorità: è questo uno dei principi messi nero su bianco dal governo di Giorgia Meloni sin dal suo varo e che ha trovato ampia rappresentazione in momenti di confronto (come la conferenza di Trieste) e di analisi (i forum a tema). Un luogo dedicato a queste riflessioni è la ministeriale del gruppo “Amici dei Balcani occidentali” che si è tenuta oggi a Bratislava, dove sono emerse due tracce.
La prima: Albania, Montenegro e Serbia sono “quasi” in Ue e immediatamente dopo sarà il turno dell’Ucraina. La seconda: forme di cooperazione come l’accordo italo-albanese sui migranti, se intrecciato strategicamente ad iniziative come il Corridoio 8 e la connettività di collegamenti come Trieste-Belgrado, producono un sistema di investimenti strategici che è anticamera dell’Unione Europea di domani, che ha nel costone balcanico uno dei sui snodi più significativi.
A Bratislava per il governo c’era il ministro degli esteri Antonio Tajani, che questi temi ha seguito costantemente sin dall’insediamento dell’esecutivo, passaggio che è stato particolarmente apprezzato dai vertici europei che non solo hanno definito prezioso il ruolo italiano di cerniera nei Balcani, ma hanno inteso promuovere anche il modello-Albania sulla gestione dei flussi migratori, tanto che paesi come Germania, Regno Unito e Danimarca intendono applicarlo. Dal canto suo Roma può mettere sul tavolo un impegno concreto alla voce adesione, che si traduce non solo in iniziative o progetti comuni, ma anche in mezzi europei di assistenza amministrativa. Due casi su tutti: il Twinning, che lega una pubblica amministrazione di uno Stato membro a quella di un Paese beneficiario, e il Taiex, lo strumento di assistenza tecnica e scambio di informazioni destinato ad aiutare le pubbliche amministrazioni dei Paesi terzi ad allinearsi.
“Continueremo a essere al vostro fianco”, ha assicurato il ministro, dal momento che l’Italia intende sostenere i partner balcanici non solo sul piano politico ma anche tecnicamente. Non solo burocrazia, ma anche (o soprattutto) infrastrutture, come la connettività che secondo Tajani è chiave imprescindibile per l’integrazione dei Balcani occidentali: “Sosteniamo con forza il Corridoio VIII e il collegamento Trieste-Belgrado. Sono investimenti strategici”, ha affermato prima di dedicare un passaggio alla cooperazione energetica.
In questo senso molto prezioso è il cavo elettrico tra Italia e Montenegro, che Roma intende raddoppiare, senza dimenticare l’Iniziativa dei Tre Mari, che secondo il governo è “un altro progetto cruciale di connettività per promuovere sicurezza, crescita e prosperità dal mar Baltico all’Adriatico”. Da quell’approdo, paradossalmente, può partire un altro ponte questa volta verso Golfo e India tramite il corridoio Imec, che Tajani chiama “un’autostrada cruciale per il Mediterraneo allargato, dall’Europa all’India, verso i mercati asiatici”.
C’è stato spazio anche per commentare la contingenza internazionale della guerra in Ucraina, su cui Tajani ha spiegato che esistono troppe dichiarazioni contraddittorie da parte del Cremlino a proposito del conflitto, per cui andrà valutato “se veramente la Russia vuole concludere la guerra”. L’unica certezza al momento è che “sicuramente non si potrà concludere una pace senza la presenza dell’Europa”. Europa che si trova a dover gestire gli effetti di due guerre come Ucraina e Iran.
Sul punto, domani i ministri Tajani e Crosetto presso la sala del Mappamondo di Montecitorio, saranno auditi dalle commissioni Esteri e Difesa delle due camere sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
















